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Contratto a termine, ecco come migliorarlo

del 11/05/2012
di: Claudio Milocco
Contratto a termine, ecco come migliorarlo
Le novità previste in materia di lavoro dal disegno di legge di iniziativa governativa sono oggetto di una valanga di critiche da parte imprenditoriale e dei Consulenti del Lavoro. Andrà detto che sul tema bisogna partire da alcuni dati incontestabili sulla situazione occupazionale vigente:

1. senza la ripresa economica la riforma, anche se subirà modifiche, è destinata ad un completo fallimento;

2. il continuo aumento di adempimenti e sanzioni scoraggia qualsiasi datore di lavoro ad assumere lavoratori;

3. l'imprenditore svolge l'attività a fini di lucro e se invece di guadagnare arrivano nuovi debiti chiude l'attività;

4. per legiferare il Governo utilizza dei tecnici non noti all'opinione pubblica che sono i principali protagonisti nella stesura del testo di legge in esame, di difficile comprensione e così contribuiscono a creare confusione anche nelle interpretazioni relative.

Ritornando sugli argomenti in esame ricordo che l'art. 3 del disegno di legge del Governo Monti prevede delle modifiche sulla disciplina del contratto a termine.

La norma precisa che «il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune del rapporto di lavoro», ne conseguono novità restrittive al contratto a termine nonché l'attribuzione di ampi poteri al Giudice del lavoro in caso di lite.

Una delle novità più negative è quella rappresentata dall'aumento del costo dei contributi Inps in caso di assunzione a termine nella misura del 1,4% recuperabile in caso di stabilizzazione del rapporto nel futuro.

È comunque prevista la liberalizzazione del primo contratto a termine di durata non superiore a sei mesi. In pratica il datore di lavoro non avrà l'obbligo di specificare, in questo caso, le ragioni tecnico, produttive, organizzative o sostitutive a cui era normalmente vincolato il ricorso al contratto a termine.

La norma prevede un «periodo di tolleranza» entro il quale il rapporto di lavoro può legittimamente continuare dopo la scadenza del termine inizialmente fissato e successivamente prorogato.

In pratica il rapporto a termine può proseguire oltre la scadenza per soddisfare le esigenze organizzative da 20 a 30 giorni per i contratti di durata inferiore a 6 mesi, da 30 a 50 giorni per quelli di durata superiore.

È previsto però l'onere di comunicare queste proroghe al centro per l'impiego territorialmente competente. Al fine di porre un termine finale al contratto a termine, è fissato un periodo massimo (comprese le proroghe) di 36 mesi come durata del contratto stesso. Da un'indagine della Fondazione Studi consulenti del lavoro l'80% degli imprenditori intervistati non intende più dare seguito a questa forma di contratto, a causa dell'aumento dei costi e delle introdotte rigidità. È dunque indispensabile da parte del Parlamento intervenire con modifiche dando spazio a maggiore flessibilità.

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