È l'occupazione la vera sfida da vincere anche per gli iscritti agli ordini. Perché senza un mercato del lavoro che funzioni non c'è previdenza che tenga. E il comparto dei servizi professionali, al pari di tanti altri segmenti produttivi del paese, sta pagando le conseguenze di un'economia che ristagna da troppo e che si concretizza nella riduzione dei fatturati e di conseguenza anche dei versamenti ai fini pensionistici. Parte da questo allarme congiunto la richiesta di Cup (il coordinamento degli ordini) e Adepp (l'Associazione degli enti di previdenza privatizzati e privati) al governo per una politica che investa sulla ripresa e sull'abbassamento della pressione fiscale per dare la possibilità alle casse di reperire nuovi fondi utili a finanziare un sistema di welfare al momento inesistente per i professionisti. È quanto emerso alla giornata nazionale della previdenza di Milano, che andrà avanti fino a domani. «Le casse sono oggi sottoposte a doppia tassazione», ha detto Andrea Camporese, presidente Adepp, «e la leva fiscale potrebbe essere utilizzata per favorire ammortizzatori, sostegni all'aggiornamento nelle situazioni di crisi o di malattia grave, il long term care. Si parla oggi di assicurazione sociale per l'impiego (Aspi), di fondi di solidarietà bilaterali, di servizi per l'orientamento, incentivi alle assunzioni e alla formazione ma solo per i lavoratori dipendenti. Puntiamo la lente di ingrandimento anche sui professionisti, sui giovani che a cinque anni dal conseguimento del titolo guadagnano meno di 1.000 euro al mese e devono far fronte al pagamento dei contributi previdenziali, rischiando di ritrovarsi con una pensione che è sotto la soglia della sopravvivenza. Bisogna quindi mettere in campo stimoli al mercato e sgravi». Un appello condiviso anche dalla presidente del Cup, Marina Calderone. Che ha aggiunto: «È indispensabile che in un momento così critico per il paese, che coinvolge tutti gli strati sociali compresi i professionisti, si creino condizioni di concreto sostegno. Vi è necessità di welfare perché sono moltissimi gli iscritti agli ordini in difficoltà che hanno bisogno di essere aiutati. Ritengo», continua, «il sistema delle nostre Casse in grado di affrontare questa sfida che significa essere al fianco delle fasce deboli come i giovani e le donne ma, più in generale, tutti i professionisti. Un'azione mirata alla creazione di un sistema di welfare per i liberi professionisti è quanto mai urgente e indifferibile». Ma la tavola rotonda organizzata dal Cup di ieri è stata l'occasione anche per affrontare altri nodi irrisolti per tutto il comparto. A cominciare dai bilanci a 50 anni che le casse devono presentare entro il 30 settembre. Una richiesta contenuta dalla riforma Fornero del 2011 ma non priva di incongruenze. «Il punto focale della norma», ha sottolineato Giampaolo Crenca del Consiglio nazionale degli attuari, «è la considerazione del solo andamento del saldo previdenziale annuo (ovvero differenza tra contributi annui e ratei annui di pensione), aspetto sul quale il ministro del lavoro ha già però manifestato un'apertura sul tema degli interessi, mentre ancora si discute in particolare sul nodo del patrimonio che non può non essere considerato ai fini dei bilanci tecnici». In vista dell'emanazione dei decreti attuativi sulle società tra professionisti, poi, Walter Anedda della cassa dei dottori commercialisti, ha posto l'accento sulla necessità che la disciplina di questo nuovo istituto contempli anche la chiara previsione che i versamenti previdenziali dei soci professionisti siano destinati ai propri enti pensionistici. «In caso contrario», ha spiegato, «sarà l'Inps a prendere di queste risorse». Una possibilità della quale Roberto Orlandi, presidente degli agrotecnici, non vuol sentire nemmeno parlare. «Non si può continuare a trattare le professioni in questo modo. Di fronte a un comportamento del genere siamo pronti ad andare due volte al giorno davanti al giudice amministrativo per contrastare questa azione schizofrenica del legislatore».