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Per le partite Iva conta il reddito

del 11/05/2012
di: di Daniele Cirioli
Per le partite Iva conta il reddito
È falsa la partita Iva con un reddito sotto i 18.663 euro annui (per il 2012). Se ha una durata oltre gli otto mesi e/o un fatturato verso un unico committente oltre l'80% del volume d'affari in un anno solare o ancora una postazione fissa presso una sede del committente (bastano due dei tre presupposti), è considerata co.co.co. per legge e, come tale, soggetta ai presupposti tipici del lavoro a progetto, compresa l'eventuale sanzione della conversione in rapporto di lavoro dipendente dall'origine. Questa, in sintesi, la versione riveduta e corretta dalla norma di contrasto delle false partite Iva, prevista dal ddl Fornero. Norma che, tuttavia, non si applicherà alle partite Iva relative ad attività con competenze di alto grado e con un reddito annuo superiore a 1,25 volte il minimale contributivo di artigiani e commercianti (appunto, 18.663 euro nel 2012), nonché alle attività professionali il cui esercizio è subordinato all'iscrizione ad albi, registri, ruoli o elenchi. Le novità sono previste da uno degli emendamenti alla riforma del lavoro dei relatori, Maurizio Castro e Tiziano Treu, depositati ieri in senato «frutto dell'intesa raggiunta tra i tre partiti della maggioranza e il governo» e che sfoltiscono i 1.048 emendamenti dei parlamentari.

Stretta sulle false partite Iva. È l'articolo 9 del ddl di riforma del mercato del lavoro che, modificando il decreto Biagi, introduce una specifica presunzione per contrastare le «false partite Iva». Stabilisce che le prestazioni rese da persona titolare di partita Iva sono considerate co.co.co., salvo prova contraria del committente, se ricorrono almeno due dei seguenti presupposti: 1) collaborazione di durata superiore a otto mesi in un anno solare (sei mesi nella prima versione); 2) corrispettivo superiore all'80% dei corrispettivi totali del collaboratore nell'arco dello stesso anno solare (al 75% nella prima versione); 3) postazione di lavoro fissa presso una sede del committente (requisito «fisso» non presente nella prima versione). Quando ricorrono due di tali presupposti il rapporto è ritenuto ex legge co.co.co., con applicazione della relativa disciplina (quella del lavoro a progetto del dlgs n. 276/2003) con la conseguenza che, per la legittimità della nuova co.co.co. ex legge, è necessaria la presenza di un progetto; in mancanza scatta la sanzione della conversione in rapporto dipendente a tempo indeterminato sin dalla costituzione del rapporto di lavoro (dalla prima fattura, dunque). Se la co.co.co. è legittima darà vita a una «co.co.pro. con partita Iva», rapporto finora sconosciuto.

Le novità. Uno degli emendamenti presentati dai relatori, oltre a correggere i presupposti, allenta la stretta con la previsione di specifiche eccezioni. In particolare, prevede la non operatività della presunzione in due situazioni: a) prestazione lavorativa connotata da competenze teoriche di elevato grado ovvero da capacità tecnico-pratiche, svolta da soggetto con reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il minimale contributivo di artigiani e commercianti; b) prestazioni lavorative svolte nell'esercizio di attività professionali per le quali è prevista l'iscrizione a un ordine, a registri, albi, ruoli o elenchi la cui ricognizione avverrà con decreto del ministero del lavoro. Con riferimento alla prima situazione, per l'anno 2012 il limite di reddito annuo che esclude la presunzione si fissa a 18.663 euro (1,25 volte 14.930 euro che è il minimale contributivo di artigiani e commercianti). Ai fini operativi ciò comporta un'efficacia annuale dell'esclusione dalla presunzione, poiché il predetto minimale è soggetto alla rivalutazione annuale dell'Istat. Pertanto, oggi (per il 2012) può bastare un reddito di 18.663 ma l'anno prossimo occorrerà una nuova verifica, una volta che l'Istat avrà fissato la variazione del tasso d'inflazione e l'Inps avrà conseguentemente adeguato il minimale.

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