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Iva di cassa, l'Ue apre

del 11/05/2012
di: Franco Ricca
Iva di cassa, l'Ue apre
La normativa comunitaria apre alla contabilità Iva «di cassa», secondo regole armonizzate, per i contribuenti con fatturato annuo fino a 500.000 euro (ma la soglia potrebbe salire fino a due milioni). Dall'anno prossimo gli stati membri avranno infatti la possibilità di introdurre un regime speciale, che prevede il versamento dell'Iva dovuta solo dopo averla incassata dai clienti e, parallelamente, la detrazione dell'imposta sugli acquisti solo dopo averla pagata ai fornitori. La novità è contenuta nella direttiva n. 2010/45/Ue di riforma della fatturazione, le cui disposizioni dovranno essere recepite entro il 31 dicembre 2012.

Tuttavia, diversamente dalle disposizioni che, a distanza di un decennio, modificano nuovamente, per una maggiore uniformità, le regole in materia di fatturazione, che sono vincolanti e si applicheranno quindi, dal 1° gennaio 2013, anche in caso di mancato recepimento negli ordinamenti interni degli stati membri, il regime Iva di cassa è una facoltà della quale i vari paesi potranno decidere di avvalersi «per aiutare le piccole e medie imprese che hanno difficoltà a pagare l'Iva all'autorità competente prima di avere ricevuto i pagamenti dai loro acquirenti/destinatari». Questo infatti, secondo quanto dichiarato nelle premesse della direttiva, l'obiettivo della misura varata dal legislatore comunitario attraverso il nuovo art. 167-bis che la direttiva 45 del 2010 ha aggiunto alla direttiva 2006/112/Ce (direttiva Iva).

Come funzionerà il regime. Il nuovo regime si basa su una disposizione preesistente, contenuta nella lettera b) dell'art. 66 della direttiva Iva, secondo la quale, in deroga alle regole generali, gli stati membri possono stabilire che, per talune operazioni o per talune categorie di soggetti passivi, l'imposta diventi esigibile al momento dell'incasso del corrispettivo (deroga che, com'è noto, nell'ordinamento italiano è stata utilizzata, in modo non del tutto conforme, per individuare nel pagamento del corrispettivo il momento di effettuazione delle prestazioni di servizi). L'art. 167-bis stabilisce ora che gli stati membri possono, nel quadro di un regime opzionale (dunque facoltativamente adottabile dal soggetto passivo), che il diritto alla detrazione di un soggetto passivo per il quale l'Iva diventa esigibile solamente al momento dell'incasso del corrispettivo, sia posposto fino al pagamento dell'Iva, al suo fornitore/prestatore, relativa ai beni e servizi che gli sono forniti. Il contribuente che decidesse di avvalersi del regime «di cassa», quindi, se da un lato contabilizzerà il debito verso l'erario, per l'imposta relativa alle operazioni imponibili effettuate, soltanto al momento dell'incasso del corrispettivo, dall'altro si vedrà differire, simmetricamente, il diritto alla detrazione sui beni e servizi acquistati fino al pagamento dell'Iva ai propri fornitori. Questo differimento, dal punto di vista sistematico, è dunque la più importante differenza rispetto all'Iva «per cassa» prevista in Italia, per i contribuenti con fatturato non superiore a 200.000 euro annui, dall'art. 7 del dl n. 185/2008, che mantiene infatti inalterato l'esercizio del diritto alla detrazione, ricollegandolo alla regola generale dell'esigibilità dell'imposta. Un'altra differenza di rilievo sta nel fatto che si tratterà di un vero e proprio regime particolare, che il soggetto passivo dovrà adottare per la liquidazione dell'Iva di tutte le operazioni effettuate, mentre la facoltà di esigibilità differita di cui al citato art. 7 è esercitabile in relazione a ciascuna operazione.

Per i cessionari/committenti del soggetto passivo che si avvale del regime di cassa, l'insorgenza del diritto alla detrazione rimarrà ancorata al momento in cui l'imposta è divenuta esigibile, secondo il principio generale sancito dall'art. 167 della direttiva; e poiché, per le operazioni effettuate dal soggetto in regime di cassa, l'Iva diviene esigibile, come si è detto, al momento dell'incasso del corrispettivo, essi potranno detrarre l'Iva loro addebitata in fattura soltanto dopo aver pagato il fornitore (a questo riguardo, non si registrano quindi differenze, come prevedeva invece la proposta della commissione europea, rispetto al sistema dell'art. 7 citato). In considerazione di ciò, l'art. 226 della direttiva, concernente le indicazioni che devono obbligatoriamente figurare sulla fattura, come riformulato con effetto dal 1° gennaio 2013, stabilisce espressamente che se l'Iva diventa esigibile al momento dell'incasso, in conformità dell'art. 66, lett. b), e il diritto alla detrazione sorge nel momento in cui l'imposta detraibile diventa esigibile, la fattura dovrà contenere la dicitura «contabilità di cassa».

Limiti dimensionali. Gli stati membri che decideranno di introdurre il regime Iva di cassa dovranno fissare una soglia massima di accesso di 500.000 euro di fatturato annuo. Tuttavia, previa consultazione del comitato Iva, gli stati membri possono applicare una soglia maggiore, fino ad un massimo di 2.000.000 di euro (ben superiore, quindi, al limite stabilito dall'art. 7 citato). La consultazione non è necessaria per gli stati membri che, al 31 dicembre 2012, già prevedano una soglia superiore a 500.000 euro.

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