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Omessa Iva, l'imprenditore trema

del 11/05/2012
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Omessa Iva, l'imprenditore trema
In caso di omesso versamento dell'Iva è legittimo il sequestro sui conti dell'imprenditore senza la previa valutazione e confisca del patrimonio sociale. La misura può colpire i concorrenti del reato, ciascuno per l'intero importo dell'evasione fiscale. La linea dura arriva dalla Suprema Corte di cassazione che, con la sentenza n. 17485 del 10 maggio 2012, ha respinto il ricorso di un costruttore al quale la Procura di Napoli aveva sequestrato i conti per mancato versamento dell'Iva. Ciò perché, «nessuna norma impone di perseguire il patrimonio della persona giuridica, beneficiaria dell'utile determinato dal reato, prima di aggredire il soggetto concorrente nel reato stesso». In altri termini, nei rapporti tra il la persona fisica, alla quale è addebitato il reato, e la persona giuridica (società), chiamata a risponderne, non può che valere lo stesso principio applicabile a più concorrenti nell'evasione fiscale, secondo il quale «a ciascun concorrente devono imputarsi le conseguenze di esso». Infatti è ormai un principio più che consolidato quello per cui «è legittimo il sequestro preventivo, funzionale alla confisca, ex art. 322 ter cod. pen., eseguito in danno di un concorrente del reato, ex art. 316 bis cod. pen. per l'intero importo relativo al prezzo o profitto dello stesso reato, nonostante le somme illecite siano state incamerate, in tutto o in parte da altri coindagati, in quanto, da un lato, il principio solidaristico, che informa la disciplina del concorso di persone nel reato, implica la imputazione della intera azione delittuosa e dell'effetto conseguente in capo a ciascun concorrente e comporta solidarietà nella pena; dall'altro, la confisca per equivalente riveste preminente carattere sanzionatorio e può interessare ciascuno dei concorrenti, anche per la intera entità del prezzo o profitto accertato, salvo l'eventuale riparto tra i medesimi concorrenti, che costituisce fatto interno a questi ultimi e che non ha alcun rilievo penale». La vicenda riguarda un costruttore napoletano accusato di non aver versato ritenute di imposta e Iva, in relazione alla vendita di quattro appartamenti stimati di valore superiore, complessivo, di 700mila euro. Con la misura erano stati colpiti direttamente i conti dell'imprenditore senza alcuna valutazione da parte della Procura sul patrimonio sociale. Il Tribunale delle Libertà del Capoluogo partenopeo aveva confermato tale sequestro per equivalente. L'uomo ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che prima di tutto le autorità avrebbero dovuto valutare i beni di proprietà dell'impresa, concorrente nel reato. Ma è stato proprio questo il grimaldello usato dai giudici del Palazzaccio per confermare la misura ablativa. Non ci sono norme in Italia che, in caso di mancato versamento dell'Iva da parte dell'azienda, prevedono l'obbligo di rifarsi in prima battuta sul patrimonio di questa. Tutti i concorrenti nel reato sono soggetti a confisca per l'intero profitto.

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