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Costo manodopera nel 36%, abrogazione ampia

del 10/05/2012
di: Andrea Bongi
Costo manodopera nel 36%, abrogazione ampia
Detrazione del 36%, l'abrogazione dell'obbligo di indicazione separata del costo della manodopera salva anche le fatture in acconto state emesse prima dell'entrata in vigore del dl 70/2011. In tali situazioni infatti in capo al contribuente non vi sarà alcun obbligo di indicare separatamente in fattura il costo della manodopera per le fatture emesse a saldo dei lavori, dopo l'entrata in vigore del citato decreto legge n.70 del 2011. È questo, in estrema sintesi, il testo di risposta fornita ieri da Vieri Ceriani, sottosegretario al ministero dell'economia al question time n.5-06801 a firma di Carmelo Lo Monte (gruppo misto). Si risolve così il dubbio relativo alla corretta fatturazione degli interventi di ristrutturazione edilizia per i quali il contribuente ha diritto alla detrazione Irpef del 36% nel limite di 48 mila euro per unità immobiliare, iniziati prima dell'intervento abrogativo disposto dal dl 70/2011, con l'emissione di alcune fatture in acconto senza specifica indicazione nelle stesse del costo della manodopera. Non saranno certo le fatture di saldo, emesse dopo l'abrogazione, a dover sanare la mancata indicazione del costo della manodopera. In situazioni come quella descritta e oggetto del chiarimento in commissione finanze della Camera, il contribuente potrà dunque dormire sonni tranquilli certo di poter usufruire appieno degli sconti irpef anche in presenza di fatture non recanti la specifica indicazione del costo della manodopera. L'eliminazione di tale obbligo dalla fattura relativa ai lavori di ristrutturazione edilizia, si legge nel testo di risposta, rientra in un quadro di interventi di semplificazione fiscale sulla base dei quali l'art. 7, comma 2 lettera r) del citato dl 70/2011 ha abrogato una disposizione per cui le agevolazioni fiscali Irpef spettavano a condizione che il costo della relativa manodopera fosse evidenziato in fattura. Vieri Ceriani, sempre nella giornata di ieri, ha fornito risposta anche al question time n. 5-06800 a firma di Francesco Barbato (Idv) con il quale si chiedeva di avere chiarimenti sull'eventuale esenzione dal pagamento dell'imposta comunale sugli immobili in favore del compendio immobiliare trasferito con il decreto ministeriale 15 dicembre 2004 al fondo immobili pubblici. Per gli immobili, si legge nel testo di risposta, l'eventuale esenzione trova applicazione solo nel caso in cui gli immobili stessi, a suo tempo già oggetto di esenzione dal tributo locale, mantengano una destinazione ad uso pubblico o finalizzata all'erogazione di servizi pubblici. Se tali destinazioni o finalità non saranno invece mantenute, gli immobili ritorneranno nella sfera dell'imponibilità al tributo.

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