Un decreto legge per la crescita. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, il governo sta mettendo a punto un nuovo provvedimento, con norme inedite, per stimolare la ripresa economica. Palazzo Chigi avrebbe chiesto a tutti i ministri «di spesa» di proporre misure di rilancio. Il coordinamento del provvedimento è affidato ai tecnici del ministro per lo sviluppo economico, Corrado Passera. Il testo, molto probabilmente, arriverà sul tavolo del prossimo consiglio dei ministri, previsto per domani. Intanto, ieri sia il viceministro dell'economia, Vittorio Grilli, sia Passera hanno preannunciato l'arrivo di due nuovi decreti attuativi del dl fiscale 16/2012, destinati ad attivare il pagamento di una prima tranche di crediti che le aziende vantano nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Il totale del debito della p.a. ammonterebbe a circa 100 miliardi di euro, di cui 30 per il solo settore costruzioni (si veda ItaliaOggi del 4 aprile 2012). Lo sblocco, per ora, dovrebbe riguardare un tesoretto quantificato tra i 20 e i 30 miliardi di euro. Annunciando i decreti all'assemblea di Confcooperative, ieri Grilli, ha chiosato: «I problemi che il governo sta cercando di risolvere in modo veloce riguardano la certificazione dei crediti stessi e le modalità di pagamento che può essere effettuato per cassa o attraverso titoli di Stato». Subito dopo, Passera ha aggiunto: «un decreto riguarderà la garanzia pubblica per gli effetti scontabili, un altro la certificazione dei debiti della pubblica amministrazione». Nella stessa sede è intervenuto anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha svelato una possibile soluzione a costo zero per dare respiro alle aziende in crisi: sospendere i vincoli del Durc ricadenti sulle imprese creditrici verso la p.a. Alemanno ha avanzato anche una seconda proposta, di più complicata realizzazione per via della difficile copertura finanziaria: «consentire almeno di compensare le tasse a carico delle imprese con i pagamenti non effettuati dalla pubblica amministrazione». Il tema è caro anche al Consiglio nazionale forense (Cnf), che ieri ha inviato una lettera proprio a Monti chiedendo esplicitamente di sbloccare il meccanismo di compensazione tra somme iscritte a ruolo e crediti della p.a. verso le imprese (si veda anche il box in pagina): «La legge sulla compensazione è già in vigore dal 2010. Ma manca ancora il decreto ministeriale per dare attuazione alla norma», si legge nella missiva, «per questo è importante che il ministro dell'economia provveda al più presto all'adozione del regolamento, per dare fiato alle imprese e ai professionisti. Anche in vista dell'efficacia dei due decreti per la certificazione dei debiti della p.a., annunciati dal ministro dello sviluppo economico Corrado Passera». Che il problema dei mancati pagamenti non sia roba da poco lo rivelano le dichiarazioni del presidente del consiglio, Mario Monti. Intervenuto, ieri a Firenze, a margine del convegno «The State of the Union» Monti ha tuonato contro l'incoerenza di alcune regole europee, che ritiene siano all'origine del blocco dei pagamenti: «I vincoli di bilancio dell'Unione europea definiti in maniera non perfettamente coerente» finiscono per «penalizzare» le imprese a causa dei ritardati pagamenti dalla p.a. Di più: secondo il presidente del consiglio «sarebbe proprio paradossale» se nel momento in cui entrano in vigore in Europa regole rafforzate sui conti e la nuova direttiva sui tempi dei pagamenti, gli stati finissero per «rifarsi sulle imprese efficienti che devono chiudere, spesso piccole imprese in un momento in cui invece si vorrebbe aumentare la capacità produttiva». Per questo, Monti ha aggiunto che l'Italia proporrà in sede Ue di non calcolare i debiti regolati alle imprese sui parametri del patto di Stabilità e crescita: il problema «ha proporzioni notevoli, ma non ci sarebbe nessun allontanamento dai principi ortodossi» sulla disciplina di bilancio, ha chiosato. «Non si tratta di scoprire debiti sommersi; si conoscono, sono quantificabili, ma per osservare i vincoli di bilancio essi sono definiti in modo non perfettamente coerente e finiscono per penalizzare le imprese che non vengono pagate», ha aggiunto.