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Roma e Berna pronte ai patti

del 10/05/2012
di: di Tancredi Sequi e Cristina Bartelli
Roma e Berna pronte ai patti
Italia e Svizzera al lavoro per firmare un accordo fiscale che prevederà forme di prelievo sulle disponibilità nei conti svizzeri di residenti italiani. L'ufficializzazione delle trattative in corso è arrivata con una nota congiunta ministero dell'economia italiano e corrispettivo elvetico ieri, dopo settimane di fumate «grigie». Il riserbo, soprattutto, del governo italiano era dovuto al nodo della vicenda dei ristorni spettanti ai frontalieri italiani (28 milioni di franchi svizzeri, 23,3 mln di euro) e bloccati dal 2010 presso le banche svizzere come ritorsione nei confronti della politica fiscale italiana. Ieri l'annuncio, prima in nota, poi confermato da Vittorio Grilli, vice ministro all'economia durante un question time alla Camera, della risoluzione della vertenza con «la Svizzera che ha effettuato al riguardo l'ordine di pagamento in favore dell'Italia». Per queste ragioni, ha spiegato Grilli, «sussistono i presupposti perché il confronto si sviluppi ora verso obiettivi ulteriori». Gli obiettivi ulteriori, guardano, spiega Grilli alla Camera, a «basi concrete per il conseguimento di risultati positivi nei rapporti Italia-Svizzera anche sul fronte della maturazione, alla luce del dibattito in corso in sede europea in ordine a un modello convenzionale standardizzato nei rapporti con il Paese elvetico, di un regime convenzionale condiviso in tema di regolarizzazione dei valori patrimoniali detenuti in Svizzera da contribuenti non residenti». Se la scelta ricadrà sul modello applicato in Inghilterra o quello approvato in Germania, Grilli non scioglie il nodo aggiungendo: «non abbiamo ancora una decisione. Apprendiamo che per l'Ue un certo tipo di schema è coerente». Lo stesso commissario alla fiscalità Algirdas Semeta, in un'intervista rilasciata a Italia Oggi nel mese di marzo, aveva mostrato la propria disponibilità a valutare positivamente la firma di intese fiscali bilaterali tra i Paesi Ue e la Svizzera. «È perfettamente legittimo che gli Stati membri cerchino soluzioni pragmatiche per il recupero di tasse che sono loro dovute al di fuori dei propri confini nazionali», aveva spiegato Semeta. «Gli Stati membri hanno il diritto di negoziare accordi bilaterali in materia al di fuori del campo di applicazione del diritto comunitario. Ma tali accordi non devono incidere su settori di competenza dell'Ue o indebolire zone già coperte dal diritto comunitario».

Gli accordi di Londra e Berlino. È per questo che Londra e Berlino sono corse ai ripari mettendo a punto un modello di convenzione del tutto inattaccabile da parte di Bruxelles. L'intesa siglata fra Svizzera e Germania sembrerebbe quella più accreditata a imporsi come modello per la definizione di un simile accordo con l'Italia. Si tratta di una imposta liberatoria, riscossa dalla stessa banca e versata in modo anonimo alle autorità fiscali. Il calcolo è effettuato su interessi, dividendi e altri redditi del capitale. Per il pregresso, la Svizzera si impegna a trattenere e rigirare alla Germania fra il 21 e il 41% delle somme evase negli ultimi 10 anni (fra 130 e 180 miliardi di euro). Per il futuro, invece, l'aliquota unica ammonta a 26,375%. Un simile accordo è stato firmato da Berna nell'agosto 2011 con il Regno Unito con l'intento di portare a casa 5 miliardi di sterline l'anno con una tassazione - rivista per adeguarla ai parametri tedeschi - fra il 21 e il 41% sui depositi pre-esistenti e una tassazione per i prossimi anni fra il 27 e il 48%.

Sbloccati 23 mln di euro di ristorni. «Si tratta di un'ottima notizia per i Comuni di confine che finora avevano ricevuto soltanto la metà della quota spettante, così come per tutti i cittadini - ha spiegato il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni -. I ristorni saranno utilizzati per la realizzazione di opere infrastrutturali e sociali a beneficio della popolazione». Soddisfazione è stata espressa anche da parte dell'europarlamentare Lara Comi, coordinatore provinciale del Pdl di Varese. «È una boccata d'ossigeno per i Comuni di Varese, Como, Sondrio, Lecco e per i 54 mila frontalieri lombardi che lavorano in Svizzera».

Black list sotto la lente. Le discussioni tra Roma e Berna che partiranno ufficialmente il 24 maggio con un tavolo tecnico, si allargheranno anche ad altri tre temi: l'accesso ai mercati finanziari, la presenza della Svizzera sulle liste nere italiane, e la revisione della Convenzione contro la doppia imposizione. «Oltre alla questione della rimozione della Svizzera dalla black list degli Stati a regime fiscale privilegiato, ci sarà da definire un possibile accordo fiscale per i 100-200 miliardi che giacciono nelle banche elvetiche e che potrebbero costituire una fonte di risorse importante per l'Italia», ha continuato Comi. «Mi sembra che le parole spese dal portavoce del commissario europeo alla tassazione, Algirdas Semeta, sugli accordi Germania-Svizzera, e Regno Unito-Svizzera, che 'rispettano i parametri indicati per tali accordi bilaterali' siano di buon auspicio».

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