Gli accordi di Londra e Berlino. È per questo che Londra e Berlino sono corse ai ripari mettendo a punto un modello di convenzione del tutto inattaccabile da parte di Bruxelles. L'intesa siglata fra Svizzera e Germania sembrerebbe quella più accreditata a imporsi come modello per la definizione di un simile accordo con l'Italia. Si tratta di una imposta liberatoria, riscossa dalla stessa banca e versata in modo anonimo alle autorità fiscali. Il calcolo è effettuato su interessi, dividendi e altri redditi del capitale. Per il pregresso, la Svizzera si impegna a trattenere e rigirare alla Germania fra il 21 e il 41% delle somme evase negli ultimi 10 anni (fra 130 e 180 miliardi di euro). Per il futuro, invece, l'aliquota unica ammonta a 26,375%. Un simile accordo è stato firmato da Berna nell'agosto 2011 con il Regno Unito con l'intento di portare a casa 5 miliardi di sterline l'anno con una tassazione - rivista per adeguarla ai parametri tedeschi - fra il 21 e il 41% sui depositi pre-esistenti e una tassazione per i prossimi anni fra il 27 e il 48%.
Sbloccati 23 mln di euro di ristorni. «Si tratta di un'ottima notizia per i Comuni di confine che finora avevano ricevuto soltanto la metà della quota spettante, così come per tutti i cittadini - ha spiegato il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni -. I ristorni saranno utilizzati per la realizzazione di opere infrastrutturali e sociali a beneficio della popolazione». Soddisfazione è stata espressa anche da parte dell'europarlamentare Lara Comi, coordinatore provinciale del Pdl di Varese. «È una boccata d'ossigeno per i Comuni di Varese, Como, Sondrio, Lecco e per i 54 mila frontalieri lombardi che lavorano in Svizzera».
Black list sotto la lente. Le discussioni tra Roma e Berna che partiranno ufficialmente il 24 maggio con un tavolo tecnico, si allargheranno anche ad altri tre temi: l'accesso ai mercati finanziari, la presenza della Svizzera sulle liste nere italiane, e la revisione della Convenzione contro la doppia imposizione. «Oltre alla questione della rimozione della Svizzera dalla black list degli Stati a regime fiscale privilegiato, ci sarà da definire un possibile accordo fiscale per i 100-200 miliardi che giacciono nelle banche elvetiche e che potrebbero costituire una fonte di risorse importante per l'Italia», ha continuato Comi. «Mi sembra che le parole spese dal portavoce del commissario europeo alla tassazione, Algirdas Semeta, sugli accordi Germania-Svizzera, e Regno Unito-Svizzera, che 'rispettano i parametri indicati per tali accordi bilaterali' siano di buon auspicio».
