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Bcc, agevolazioni ampie

del 08/05/2012
di: di Fabrizio G. Poggiani
Bcc, agevolazioni ampie
Non perde le agevolazioni tributarie, la banca di credito cooperativo che non applica tassi e condizioni agevolati ai soci, ma resta fermo il principio secondo il quale l'applicazione o la disapplicazione delle dette agevolazioni spetta all'Agenzia delle entrate. Questo quanto affermato dall'Agenzia delle entrate che, con la risoluzione 7/05/2012 n. 45/E, ha fornito una consulenza giuridica in tema di applicazione delle agevolazioni tributarie alle banche di credito cooperativo, società cooperative a mutualità prevalente ex lege.

E' proprio sul tale punto che s'innesca la richiesta di chiarimenti, stante il fatto che tali istituti di credito, al fine di poter ottenere le agevolazioni di natura tributaria, spettanti alle cooperative a mutualità prevalente, devono solo rispettare le disposizioni indicate dall'art. 2514 c.c. (clausole inderogabili) e i contenuti dell'articolo 35, d.lgs. n. 385/1993 (TUB).

Nella richiesta di consulenza, l'istante ha fatto presente che le disposizioni vigenti, al fine di ottenere il trattamento tributario di favore, richiedono esclusivamente l'inserimento negli statuti sociali delle citate clausole inderogabili, di cui all'art. 2514 cc. e la prevalente operatività con i soci, di cui al comma 1, del citato art. 35 del testo unico bancario escludendo la necessità di garantire, ai soci, vantaggi mutualistici e il rispetto dell'operatività territoriale, pressoché locale (comma 2, art. 35).

Inoltre, restavano aperte le problematiche inerenti alla fissazione del momento in cui la banca deve rilevare la prevalente operatività con i soci e quella riguardante i soggetti legittimati al riconoscimento delle agevolazioni in capo a tali istituti, stante la vigilanza attribuita alla Banca d'Italia e al Ministero dello sviluppo economico (comma 3, art. 14, dpr 601/1973).

L'agenzia delle entrate, riprendendo i contenuti della relazione di accompagnamento al codice civile, dopo la recente riforma (dlgs. 6/2003), evidenzia che lo stesso legislatore riformatore ha espunto ogni riferimento obbligatorio al riconoscimento delle condizioni di favore ai soci, al fine di evitare una codificazione di pretese inammissibili, in termini di diritti soggettivi, prediligendo il vantaggio della prestazione (mutualistica) e che la Banca d'Italia ha disposto un generale ampliamento della zona di competenza.

Di conseguenza, sul primo, punto la stessa agenzia non può che confermare che le agevolazioni tributarie prescindono dal rispetto delle condizioni di favore e della zona di competenza, ma che è potere dell'Amministrazione finanziaria di verificare se tale mancato rispetto incrina i principi di mutualità, sempre da rispettare al fine di ottenere le agevolazioni tributarie.

Con riferimento al momento di rilevazione della prevalente operatività con i soci, le Entrate si conformano alle indicazioni dell'istante affermando che detta rilevazione deve essere eseguita alla fine del periodo d'imposta, ma utilizzando i dati medi trimestrali rilevabili dalle segnalazioni di vigilanza (31.03-30.06-30.09 e 31.12).

Infine, sul punto concernente la necessità di ottenere un parere preventivo da parte della Banca d'Italia e del Ministero dello sviluppo economico sui presupposti per l'applicazione delle agevolazioni tributarie, l'Agenzia delle entrate, sostenuta anche da una giurisprudenza costante (Cassazione, sentenze n. 5273/2004, n. 10544/2006, n. 18344/2009 e n. 23002/2009) e da quanto indicato nella recente convenzione con il dicastero citato (28/10/2010), ribadisce il mantenimento degli ordinari poteri di controllo in capo alla stessa agenzia, nonostante l'ulteriore “esclusiva”, in tema di vigilanza, disposta dall'art. 10, della legge n. 99/2009.

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