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Un mese di conciliazione gratuita

del 05/05/2012
di: di Benedetta Pacelli
Un mese di conciliazione gratuita
Mentre l'istituto della conciliazione obbligatoria finisce davanti alla Corte Costituzionale (con l'udienza per il 23 ottobre), i commercialisti danno gas al nuovo istituto offrendo la possibilità di sperimentare gratuitamente un tentativo di mediazione presso le strutture territoriali di categoria. Il tutto mentre il ministero della giustizia annuncia una stretta sull'attività degli organismi. Queste le tre novità principali sul tema emerse in occasione della prima assise degli organismi di mediazione dei commercialisti «Uniti per unire» organizzata proprio dalla Fondazione Adr Commercialisti, espressione del Consiglio nazionale di categoria. Un'occasione per fare il punto sulla materia ad oltre un anno dalla sua entrata in vigore ma, soprattutto, per lanciare un'iniziativa finalizzata a dare ulteriore impulso alla diffusione del nuovo istituto, dopo che dal 20 marzo sono rientrate nel suo ambito di applicazione anche le controversie in materia di condominio e di sinistri stradali.

Alcuni numeri. Secondo alcuni dati diffusi nel corso dell'appuntamento romano già oggi oltre il 70% delle mediazioni seguite dai commercialisti si conclude con un accordo, con una durata media delle procedure di due mesi, la metà quindi dei quattro previsti per legge. Non solo perché secondo i dati diffusi da Adr, l'incremento del ricorso all'istituto nei primi quattro mesi del 2012 è stato pari al 120% rispetto allo stesso periodo del 2011. Numeri di segno positivo che comunque possono crescere. Ecco perché come ha spiegato il presidente di Adr commercialisti, Felice Ruscetta, «bisogna rafforzare l'impegno per una maggiore diffusione di uno strumento fondamentale per il futuro della nostra giustizia civile». Nel mese di giugno quindi i cittadini che lo vorranno, potranno sperimentare gratuitamente un tentativo di mediazione presso le strutture territoriali di categoria che decideranno di aderire all'iniziativa, il cui elenco sarà pubblico sull'apposito sito.

Linee guida. Da parte sua invece il ministero punta all'emanazione di Linee guida di qualità per regolare l'attività degli enti formatori ma, soprattutto, degli organismi di mediazione. L'iniziativa prende il via dalle polemiche sollevate da un eccessivo proliferare delle Camere di conciliazione, (solo 800 nel primo anno di entrata in vigore), non accompagnato, secondo molti, da un puntuale controllo della loro qualità. L'obiettivo è arrivare a stilare una sorta di vademecum entro fine anno avvalendosi del supporto di professionisti e Camere di commercio con i quali è in piedi da alcune settimane un tavolo ad hoc. E in questo senso, ha spiegato ancora lo stesso Ruscetta, i commercialisti sono parte attiva della commissione istituita da Via Arenula: «Le linee guida puntano soprattutto a regolare l'attività organizzativa dell'organismo di mediazione, dal rispetto dei tempi per gli accordi, alla creazione di elenchi separati a seconda del criterio di competenza per l'assegnazione delle mediazioni, fino alla verifica che gli stessi soggetti abbiano effettivamente assolto agli obblighi formativi».

Mediazione alla Consulta. Mentre si dibatte sui principi generali per la qualità della mediazione, però, questa arriva davanti alla consulta. È stata fissata, infatti, per martedì 23 ottobre l'udienza pubblica sulla questione di legittimità costituzionale sollevata sull'obbligatorietà del tentativo di mediazione. Al centro della causa l'ordinanza del Tar Lazio del 12 aprile 2011 che rimette la questione alla Corte Costituzionale dopo il ricorso proposto dalle Camere civili, dall'Oua e da altri organismi forensi. Ma c'è anche l'ordinanza del giudice di pace di Catanzaro del primo settembre 2011. I giudici costituzionali dovranno verificare se la norma che dispone il tentativo obbligatorio come condizione di procedibilità della domanda giudiziaria violi la tutela giudiziale dei diritti sancita dalla carta costituzionale. Secondo gli organismi forensi il dlgs 28/2010 è andato oltre i principi stabiliti dalla legge delega 69/2009 e precludendo oltre tutto l'accesso diretto alla giustizia.

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