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Un'iniezione di chiarezza per Gerico

del 05/05/2012
di: La Redazione
Un'iniezione di chiarezza per Gerico
Gerico, serve chiarezza. Gli studi di settore devono avere obbligatoriamente regole semplici e immediate per la loro applicazione, perché la posta in palio da quest'anno è notevole: da un lato la norma premiale e dall'altro il rischio dell'accertamento induttivo puro. Se sul fronte dell'accertamento vi sono delle soglie di tolleranza, nulla è previsto per la norma premiale, per cui anche errori banali potrebbero comportare la perdita del beneficio. I consulenti nell'occhio del ciclone per le responsabilità deontologiche abbinate all'adempimento compilativo.

A prescindere dalla pubblicazione degli studi di settore, sul piano pratico, come avviene da un bel po' di tempo a questa parte, il software di compilazione non è affatto pronto e se tutto va bene sarà disponibile a fine maggio, con tutte le conseguenze del caso. Uno degli aspetti problematici, però, riguarda gli effetti che da quest'anno in virtù delle novità normative saranno abbinati al risultato di Gerico. In primo luogo, trova applicazione per la prima volta la norma premiale riferita ai soggetti congrui e coerenti, i quali, a condizione che lo studio di settore sia correttamente compilato, vedranno ridursi di un anno la tempistica dell'accertamento, otterranno il blocco agli accertamenti analitici-induttivi e avranno una più alta soglia difensiva sul fronte del redditometro. In secondo luogo, con scelta diametralmente opposta, l'erronea compilazione di Gerico più o meno voluta consentirà all'amministrazione finanziaria di utilizzare l'accertamento induttivo puro al ricorrere di precisi scostamenti.

Il problema riguarda esattamente gli scostamenti registrati e gli errori commessi. Sul fronte della norma premiale, nulla è previsto in termini di tolleranza e nemmeno la circolare n. 8 del 2012 contiene qualche cenno ad una sorta di errore scusabile. Su tale aspetto, nella speranza che le istruzioni di compilazione siano le più chiare possibili, si ritiene di utilizzare una tecnica magari banale ma che potrebbe rivelarsi utile in fase futura per evitare contestazioni: annotarsi in un prospetto di raccordo le scelte effettuate in presenza di casistiche dubbie, evidenziando sia le valutazioni, sia gli eventuali richiami normativi e di prassi. Dopo di che procedere all'elaborazione di Gerico anche un funzione delle eventuali opzioni di altro genere, in modo da verificare il «destino» dei valori di congruità e coerenza in caso di scelte differenti: a parere di chi scrive, infatti, se i risultati in termini di congruità e coerenza non dovessero cambiare, nulla potrà essere imputato al contribuente che dunque conserverà il regime premiale, pur in presenza di errori di compilazione non significativi. Certo è indubbiamente assurdo doversi accollare tale onere, ma in assenza di istruzioni specifiche e considerando la responsabilità deontologica di chi compila la dichiarazione e il modello studi si ritiene conveniente usare una certa cautela. Se infatti per una mera distrazione, si commette un errore compilativo dello studio di settore facendo perdere al contribuente la caratteristica di «congruo e coerente puro», con conseguente accertamento ritenuto valido anche dopo il trascorso dei tre anni successivi a quello di presentazione della dichiarazione (ossia notificato entro il tradizionale termine del quarto anno successivo), non sembra lontana l'ipotesi di un'azione da parte del cliente nei confronti del professionista per avere la refusione delle sanzioni.

Ed a medesime conclusioni si giunge per le casistiche di studi errati che aprono la strada all'accertamento induttivo: in tal caso, a prescindere dalla volontarietà o meno dell'errore, l'autore materiale della redazione degli studi di settore con elevatissima probabilità sarà il professionista e dunque si ripropongono le problematiche della responsabilità deontologica, laddove la Cassazione è ormai ripetutamente severa, sottolineando come gli adempimenti devono essere fatti in maniera corretta e nel rispetto della normativa vigente, senza poter derogare nemmeno a seguito di richieste esplicite del cliente medesimo (infatti, eventuali richieste di non indicare alcuni dati configurano l'ipotesi di un accordo illecito finalizzato all'evasione/elusione, con relativa impossibilità di utilizzare tali richieste per declinare la responsabilità del professionista). Peraltro, il meccanismo di utilizzo dell'accertamento induttivo è oltremodo strano soprattutto in riferimento ad elevati valori di ricavi o compensi dichiarati. La norma, infatti, consente tale tipologia di ricostruzione nel caso in cui la rielaborazione dello studio di settore sulla base dei dati ritenuti corretti dall'amministrazione finanziaria conduca a maggiori ricavi/compensi che siano superiori rispetto a quelli dichiarati del 15% o comunque dell'importo di 50 mila euro. In presenza di elevati volumi d'affari, però, si rischia di consentire l'accertamento induttivo a fronte di scostamenti assolutamente non gravi ma anzi non significativi. Ad esempio, posto che gli studi di settore trovano applicazione anche in relazione ad ammontari di ricavi/compensi di 5 milioni di euro, il riferimento normativo ritiene accettabile anche un mero scostamento dell'1%, assolutamente non grave e che magari potrebbe essere il frutto di un legittimo dubbio interpretativo in ordine alla corretta compilazione di determinati componenti reddituali.

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