Consulenza o Preventivo Gratuito

Gli atti catastali aggiornati solo dopo sentenza definitiva

del 04/05/2012
di: Sergio Trovato
Gli atti catastali aggiornati solo dopo sentenza definitiva
L'Agenzia del territorio è tenuta all'aggiornamento degli atti catastali in seguito a contenzioso con il contribuente solo dopo che sia stata emanata una sentenza definitiva. Lo prevede l'articolo 12 del dl sulle semplificazioni fiscali (16/2012) in sede conversione in legge. Questa norma, infatti, introduce nell'ambito della disciplina processuale tributaria (decreto legislativo 546/1992) l'articolo 69 bis. La nuova disposizione prevede che se la commissione tributaria accoglie totalmente o parzialmente il ricorso proposto contro gli atti relativi alle operazioni catastali e la sentenza diventa definitiva, l'Agenzia del territorio è tenuta a rettificare la rendita e a far emergere la variazione catastale in seguito al passaggio in giudicato certificato dalla segreteria del giudice. Il contribuente, dunque, è tenuto a pagare i tributi che si fondano sulla rendita catastale (Ici, Imu, tributi erariali) anche nel caso in cui ottenga una sentenza favorevole nel corso del processo, fino a quando la pronuncia non diventi definitiva. Solo da questo momento può chiedere al Catasto di procedere all'aggiornamento degli atti. Le Agenzie del territorio locali hanno il compito di rendere esplicita negli atti catastali anche l'efficacia della rettifica. Nelle annotazioni, infatti, deve essere evidenziata anche la decorrenza. Il giudice tributario può rettificare la classe di merito attribuita a un immobile. Del resto, il classamento operato dall'Agenzia pur se assistito, in linea di principio, da un notevole grado di attendibilità, può anche essere rettificato sulla scorta di valida documentazione quale può essere una perizia tecnica disposta dall'Autorità giudiziaria. È possibile, inoltre, contestare la correttezza dei conteggi eseguiti sulla planimetria catastale, ai fini del classamento, così come può essere ridotta la consistenza dei vani. Con la norma del dl fiscale il legislatore si allinea al principio già da tempo affermato dalla Cassazione (sentenza 13069/2006), in base al quale la determinazione del giudice passata in cosa giudicata costituisce l'unica rendita valida e efficace a partire dall'attribuzione e, quindi, la sola sulla quale deve essere calcolata l'imposta effettiva. La rendita rettificata deve essere considerata come quella «messa in atti» sin dal momento di attribuzione da parte del Catasto. Il contribuente può chiedere, in sede giudiziale, la rettifica del provvedimento catastale. Se ottiene l'annullamento, anche parziale, deve continuare a pagare i tributi sulla base della rendita contestata, che risulta iscritta in Catasto, fino a quando non viene emanata una sentenza definitiva. La pronuncia, anche se favorevole al contribuente, non è esecutiva fino al momento in cui diventa incontestabile. Se la rendita, però, è rettificata con sentenza passata in giudicato, l'amministrazione è obbligata a rimborsare, per gli anni d'imposta pregressi, il tributo pagato in misura maggiore rispetto al dovuto.

vota