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Custodia in casa per chi tarocca

del 04/05/2012
di: di Dario Ferrara
Custodia in casa per chi tarocca
Sì alla tutela del made in Italy, ma senza violare i principi dello stato di diritto. Bocciata la norma del decreto sicurezza che, di fronte a gravi indizi di colpevolezza, impone di ricorrere sempre alla custodia in carcere dove sussistono esigenza cautelari nei confronti di chi è indagato per associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di cui all'articolo 473 Cp (Contraffazione, alterazione o uso di marchio, segni distintivi, ovvero di brevetti, modelli e disegni) e all'articolo 474 Cp (Introduzione nello stato e commercio di prodotti con segni falsi). È quanto emerge dalla sentenza 110/12 pubblicata il 3 maggio dalla Corte costituzionale.

Afflizione limitata. Va bene la lotta contro i «ladri di storia» che falsificano i marchi e danneggiano l'industria. Ma il carcere automatico per chi è sospettato di far parte di una banda di «tarocca tori» è comunque incostituzionale, come già deciso dall'Alta corte per altre fattispecie di reato, anche in tema di violenza sessuale. Ciò che vulnera i parametri costituzionali non è la presunzione in sé della necessità del carcere per la custodia cautelare, ma il suo carattere assoluto, che implica una indiscriminata e totale negazione di rilievo al principio del «minore sacrificio necessario». Diversamente, la previsione di una presunzione soltanto relativa di adeguatezza della custodia carceraria non eccede i limiti di compatibilità costituzionale: resta in tal senso non censurabile l'apprezzamento legislativo circa la ordinaria configurabilità di esigenze cautelari nel grado più intenso. La presunzione relativa può realizzare una semplificazione del procedimento probatorio suggerita da aspetti ricorrenti del fenomeno criminoso considerato, ma comunque superabile da elementi di segno contrario. L'indicazione del giudice delle leggi, insomma, è che bisogna fare salva l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con misure diverse dalla custodia cautelare in cella.

Norma eccentrica. Va detto, peraltro, che il fatto che l'associazione per delinquere realizzata allo scopo di commettere i reati di cui agli artt. 473 e 474 cod. pen. sia inserita tra i reati indicati dall'articolo 51, comma 3-bis, Cpp sia di per sé sufficiente a offrire legittimazione costituzionale alla norma incriminata del decreto sicurezza: la Corte costituzionale, infatti, chiarito che la disciplina stabilita dall'articolo 51, comma 3-bis, Cpp risponde a «una logica distinta ed eccentrica rispetto a quella sottesa alla disposizione sottoposta a scrutinio»; si tratta, insomma, di una norma «ispirata da ragioni di opportunità organizzativa degli uffici del pubblico ministero, anche in relazione alla tipicità e alla qualità delle tecniche di indagine richieste da taluni reati, ma che non consentono inferenze in materia di esigenze cautelari, tantomeno al fine di omologare quelle relative a tutti procedimenti per i quali quella deroga è stabilita».

Fuori bersaglio. Non colgono nel segno le censure dell'Avvocatura generale dello Stato in relazione, da una parte, al bene dell'ordine pubblico tutelato dall'articolo 416 Cp e, dall'altra, alle peculiarità dei reati-fine. Sotto il primo profilo, infatti, la natura e il rango dell'interesse tutelato dal reato rispetto al quale opera la presunzione della necessità della custodia cautelare in carcere non sono idonei a fungere da elementi preclusivi ai fini della verifica della sussistenza e del grado delle esigenze cautelari; sotto il secondo profilo, pare evidente che anche per le fattispecie incriminatrici delineate dagli articoli 473 e 474 Cp debba escludersi la individuabilità di connotazioni idonee a fornire una congrua «base statistica» al regime cautelare censurato. Insomma: resta incostituzionale l'automatismo e il giudice deve poter decidere caso per caso, come già rilevato in passato rispetto al giro di vite introdotto nel 2009 dal decreto sicurezza.

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