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Il fine giustifica l'appropriazione

del 04/05/2012
di: Debora Alberici
Il fine giustifica l'appropriazione
Non commette appropriazione indebita il manager che usa risorse finanziarie dell'impresa per scopi che, per quanto illeciti, perseguono in modo indiretto gli interessi della società.

Lo ha ribadito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 16362 del 3 maggio 2012, ha confermato il proscioglimento deciso dal gup di Milano in favore di Marco Mancini, ex dirigente Sismi coinvolto nella maxi-inchiesta Telecom.

Le lunghissime motivazioni, oltre a confermare un risalente orientamento (sentenza Cusani del 1998), contraddette da altre successive pronunce di legittimità, escludono l'appropriazione indebita perché manca un elemento fondamentale, la proprietà delle somme accantonate fuori bilancio.

In sentenza si legge che «la creazione di riserve occulte e l'utilizzazione extrabilancio di fondi sociali non sono di per sé sufficienti a integrare il delitto di appropriazione indebita; deve escludersi che possa essere qualificata come distrattiva, e tanto meno come appropriativa, una erogazione di denaro che, pur compiuta in violazione delle norme organizzative della società, risponda ad un interesse riconducibile anche indirettamente all'oggetto sociale può accadere che una persona giuridica attraverso i suoi organi persegua i propri scopi con mezzi illeciti, senza che ciò comporti di per sé l'interruzione del rapporto organico fermo restando che il gestore di tali occulte riserve deve ritenersi gravato da un rigoroso onere di provarne l'effettiva destinazione allo scopo predetto».

Non solo. In fondo alla sentenza i giudici con l'Ermellino precisano inoltre che l'oggetto sociale individua l'ambito dell'attività aziendalistica che è cosa sostanzialmente diversa dagli scopo sociali che, in un particolare momento storico, possono involgere la società e i suoi vertici gestionali, «siano gli stessi sovrapponibili o non agli obiettivi imprenditoriali che qualificano l'attività produttiva di beni o servizi». Fra l'altro non ogni atto societario non conforme all'oggetto sociale o perfino ad esso estraneo è nullo, «potendo la medesima società farli formalmente propri, se rispondenti ad un suo interesse attuale, atteso che la società ha facoltà di autorizzare in via preventiva o di ratificare dopo il loro compimento l'adozione di atti degli amministratori che risultino altrimenti estranei all'oggetto sociale».

Nulla da fare neppure sul punto concernente il segreto di Stato e sul fatto che questo può essere opposto da indagati e testimoni del procedimento penale. La Cassazione ha confermato la decisione del Gup secondo cui il passaggio di informazioni fra i vertici delle aziende coinvolte e i servizi segreti è coperto da tale segreto.

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