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Crisi, compensi manager revocati

del 04/05/2012
di: di Debora Alberici
Crisi, compensi manager revocati
I manager devono restituire al curatore le somme percepite durante la crisi economica dell'impresa. Cadono infatti in revocatoria i compensi percepiti dagli amministratori dell'azienda poco dopo dichiarata fallita.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione con l'ordinanza n. 6686 del 3 maggio 2012.

La prima sezione civile ha dunque respinto il ricorso dell'amministratore di una società che aveva percepito oltre 5mila euro dall'impresa pochi mesi prima della dichiarazione di fallimento. La decisione con la quale i giudici del Palazzaccio hanno confermato la legittimità della revocatoria, già stabilita dalla Corte d'appello di Palermo, poggia su un principio generale per cui il vertice aziendale non può non conoscere lo stato di insolvenza. Dunque, in questi casi il curatore non è tenuto a dare prova della conoscenza della crisi. Per dirla con le parole dei giudici, insomma, «in tema di revocatoria fallimentare relativa a pagamenti eseguiti dal fallito, il principio secondo il quale grava sul curatore l'onere di dimostrare la effettiva conoscenza, da parte del creditore ricevente, dello stato di insolvenza del debitore va inteso nel senso che la certezza logica dell'esistenza di tale stato soggettivo (vertendosi in tema di prova indiziaria e non diretta) può legittimamente dirsi acquisita non quando sia provata la conoscenza effettiva, da parte di quello specifico creditore, dello stato di decozione dell'impresa (prova inesigibile perché diretta), né quando tale conoscenza possa ravvisarsi con riferimento ad una figura di contraente «astratto» (prova inutilizzabile perché correlata a un parametro, del tutto teorico, di «creditore avveduto»), bensì quando la probabilità della «scientia decoctionis» trovi il suo fondamento nei presupposti e nelle condizioni (economiche, sociali, organizzative, topografiche, culturali) nelle quali si sia concretamente trovato ad operare, nella specie, il creditore del fallito».

La vicenda riguarda una società di Palermo. Nel 2009 il Tribunale aveva accolto l'azione revocatoria chiesta da alcuni creditori per ottenere la restituzione di alcune migliaia di euro corrisposte all'amministratore a titolo di compenso.

In particolare i giudici di merito hanno sottolineato che la donna aveva percepito oltre 5 mila euro, circa quattro mesi prima della dichiarazione di fallimento.

Secondo la Corte siciliana il suo ruolo di amministratore era una presunzione certa della conoscenza dello stato di insolvenza dell'azienda. Ora la Suprema corte ha reso definitiva la revocatoria.

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