Il testo, licenziato con 207 sì, 27 no e un astenuto, estende a famiglie e consumatori l'Osservatorio sull'erogazione del credito presso il ministero dell'economia; e, nell'eventualità sorgano ostacoli nella concessione di prestiti, l'imprenditore avrà l'opportunità di essere «assistito» dal prefetto, che se riterrà ingiustificato lo stop alle sovvenzioni, informerà l'arbitro bancario finanziario, che nel giro di un mese dovrà rispondere. Altra novità la fissazione del tetto minimo di fatturato di 2 milioni (riferito alla singola impresa, o al gruppo) per far scattare il rating di legalità, una sorta di «patente» che attesta l'affidabilità di un debitore (nel ripagare una passività) per coloro che, alla guida di un'azienda, sono virtuosi nei confronti del fisco, e per chi ostacola comportamenti intimidatori della criminalità, denunciando eventuali tentativi di estorsione.
Inoltre, 72 senatori del Pdl, 8 del Pd, due del Terzo Polo-Fli e quattro del gruppo Udc-Svp hanno votato a favore dell'emendamento dell'opposizione per cancellare le norme sul trattamento previdenziale dei manager pubblici in presenza del tetto sugli stipendi (il governo aveva dato parere contrario): l'articolo abrogato integrava un comma del «Salva Italia», che imponeva un contributo di solidarietà per i dirigenti della p.a. che guadagnano oltre i 300 mila euro annui stabilendo che la sforbiciata era ininfluente ai fini della definizione della pensione per la parte calcolata con il metodo retributivo. Sì, infine, all'unanimità ad un ordine del giorno di Lucio Malan (Pdl) che chiede al governo di non varare interventi previdenziali prima di aver risolto la questione esodati.
