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Chi fuma spinelli rischia il posto

del 27/04/2012
di: di Debora Alberici
Chi fuma spinelli rischia il posto
Linea dura della Cassazione sull'uso di sostanze stupefacenti, anche leggere. Chi fuma gli spinelli rischia di essere licenziato perché viene meno il vincolo fiduciario tra datore e dipendente. Lo ha stabilito la sezione lavoro che, con la sentenza n. 6498 del 26 aprile 2012, ha accolto il ricorso di un noto istituto di credito, presentato contro la decisione della Corte d'Appello di reintegra nel posto di lavoro di un impiegato trovato in possesso di ingenti quantità di hashish e marijuana. Dunque gli Ermellini hanno bocciato le motivazioni di merito secondo cui l'inchiesta nella quale era finito l'uomo era solo affar suo, dato, fra l'altro, che non si trattativa di detenzioni di droghe pesanti.

Ma la tesi non ha convinto Piazza Cavour che ha applicato a questo caso i principi generali sul rapporto fiduciario che deve sussistere fra lavoratori e azienda. Sul punto in sentenza si legge che «per stabilire in concreto l'esistenza di una giusta causa di licenziamento, che deve rivestire il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro, e in particolare di quello fiduciario, occorre valutare, da un lato, la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, in relazione alla portata oggettiva e soggettiva dei medesimi alle circostanze nelle quali sono stati commessi e all'intensità dell'elemento intenzionale, dall'altro la proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta, stabilendo se la lesione dell'elemento fiduciario su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro sia in concreto tale da giustificare o meno la massima sanzione disciplinare». Inoltre, il giudizio di proporzionalità o adeguatezza della sanzione dell'illecito commesso istituzionalmente rimesso al giudice di merito - si sostanzia nella valutazione della gravità dell'inadempimento imputato al lavoratore in relazione al concreto rapporto e a tutte le circostanze del caso, dovendo tenersi al riguardo in considerazione la circostanza che tale inadempimento deve essere valutato in senso accentuativo rispetto alla regola generale della «non scarsa importanza» di cui all'art. 1455 c.c., sicché l'irrogazione della massima sanzione disciplinare risulta giustificata soltanto in presenza di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali (legge n. 604 del 1966, art. 3) ovvero addirittura tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto (art. 2119 c.c.).

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