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La moratoria contro gli ogm ora traballa

del 27/04/2012
di: di Luigi Chiarello
La moratoria contro gli ogm ora traballa
Uno stato non può bloccare la coltivazione di ogm, anche se le regioni non hanno mai deliberato sulle regole di coesistenza. Lo afferma l'avvocato generale Yves Bot della Corte di giustizia europea, nelle sue conclusioni in relazione alla causa C- 36/11, che vede contrapporsi Pioneer Hi Bred Italia srl e il ministero italiano delle politiche agricole alimentari e forestali (si veda, da ultimo, ItaliaOggi del 22/3/2012). Nelle conclusioni dell'avvocato, testualmente si legge: «La direttiva 2001/18/Ce sull'emissione deliberata nell'ambiente di ogm osta a che uno stato membro, nelle more dell'adozione, a livello nazionale, regionale o locale, di misure volte a evitare la presenza involontaria di ogm in altre colture, si opponga alla coltivazione sul suo territorio di detti ogm». Punto. La Coesistenza alla Consulta. Va detto che il Belpaese, da lungo tempo, attende il varo delle regole di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e transgeniche. Il provvedimento si è arenato in Conferenza stato-regioni. Dove pure una bozza è stata prodotta (e notificata al Mipaaf), ma non ha mai visto la luce (si veda ItaliaOggi del 23/9/2010). Spetta infatti alle regioni deliberare sulla coesistenza. A riguardo, si espresse perfino la Consulta (sentenza 116/2006), che, bocciando gran parte della legge 5/2005 (si veda ItaliaOggi del 18/3/2006), sancì il potere degli enti territoriali in materia. La pronuncia del Tar Lazio. Successivamente alla pronuncia dei giudici di legittimità, lo scontro si spostò in sede di giustizia amministrativa. Il 17 febbraio 2010, il Tar Lazio si pronunciò su una controversia tra Pioneer Italia (gruppo Monsanto) e Mipaaf (si veda ItaliaOggi del 23/2/2010). Pioneer contestava una nota ministeriale, che bloccava la messa in coltura di ibridi di mais DKC4442YG, DKC5768YG, EDKC6041YG e stoppava l'iscrizione nel registro nazionale delle varietà di specie agrarie di quattro ibridi EC6606EZA1, DKC6819YG, DKC6531YG, DKC5018YG. Il Tar Lazio annullò la disposizione delle Politiche agricole e affermò che l'assenza dei piani regionali di coesistenza non può essere usata dal Mipaaf come alibi per congelare tutto e non decidere. Di più: disse che il principio di coesistenza non è argomento valido a stoppare l'iscrizione di ogm nel registro varietale, né a giustificare il blocco delle sperimentazioni in campo aperto. Nonostante ciò, il ministero delle politiche agricole chiarì che la sentenza non poteva rimettere in discussione la legittimità del divieto di coltivare ogm in attesa dell'adozione di piani di coesistenza.

Il ricorso al presidente della Repubblica. A quel punto Pioneer propose ricorso straordinario al presidente della Repubblica per l'annullamento del rifiuto di procedere all'istruttoria. Il Consiglio di stato decise di sottoporre alla Corte di giustizia la questione pregiudiziale per verificare la conformità della procedura italiana di autorizzazione alle coltivazioni di ogm (cioè della moratoria de facto, in attesa delle regole di coesistenza) con la normativa comunitaria. La parola alla Corte di giustizia Ue. Oggi siamo al pronunciamento dell'avvocato generale, che sancisce lo stop alla moratoria italiana per assenza delle regole di coesistenza. E aggiunge che «non possono essere sottoposti a una procedura di autorizzazione nazionale» gli ibridi di mais GM Pioneer, derivati MON 810, autorizzati quali sementi per coltivazione (in base alla direttiva 90/220/CE), emessi deliberatamente nell'ambiente e iscritti nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole (direttiva 2002/53/CE).

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