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Imponibile Iva, norma europea vincente

del 27/04/2012
di: Franco Ricca
Imponibile Iva, norma europea vincente
Gli stati membri possono assumere il valore normale come base imponibile per l'applicazione dell'Iva, in luogo del corrispettivo, soltanto nelle situazioni tassativamente previste dalla direttiva; in caso di contrasto, il contribuente potrà invocare la diretta applicazione della norma comunitaria davanti al giudice nazionale, il quale dovrà disapplicare la norma interna non conforme. È quanto emerge dalla sentenza della Corte di giustizia Ue del 26 aprile 2012, resa nei procedimenti riuniti C-621/10 e C-129/11, aventi ad oggetto l'interpretazione delle disposizioni dell'art. 80 della direttiva 2006/112/Ce in materia di base imponibile delle operazioni fra soggetti collegati, alla luce della normativa di recepimento nell'ordinamento bulgaro. Le disposizioni del citato articolo 80 (trasfuse in Italia nell'art. 13, comma 3, del dpr 633/72), al fine di prevenire l'elusione e l'evasione dell'Iva, attribuiscono agli stati membri la facoltà di prevedere che, per le operazioni effettuate nei confronti di soggetti con i quali sussistono legami familiari o altri stretti vincoli personali, gestionali, di associazione, di proprietà, finanziari o giuridici, la base imponibile sia pari al valore normale, nelle situazioni in cui: il corrispettivo pattuito è inferiore al valore normale e il destinatario non ha interamente diritto alla detrazione; il corrispettivo è inferiore al valore normale, il fornitore non ha interamente diritto alla detrazione e l'operazione è esente; il corrispettivo è superiore al valore normale e il fornitore non ha interamente diritto alla detrazione. Nella normativa bulgara, il criterio del valore normale nelle operazioni fra soggetti collegati è stato introdotto, per talune operazioni, anche al di fuori delle specifiche situazioni elencate dalla direttiva. Basandosi su questa normativa, l'amministrazione finanziaria notificava due accertamenti con i quali applicava il criterio del valore normale a due distinte operazioni di vendita di immobili, contestando in un caso la sovra-fatturazione e nell'altro la sotto-fatturazione. Le società destinatarie impugnavano i provvedimenti, facendo valere la non conformità del diritto nazionale con l'art. 80 della direttiva, per cui il giudice decideva di sollevare davanti alla Corte di giustizia Ue la questione della corretta interpretazione della norma comunitaria. Nella sentenza, la Corte ha osservato che, in via generale, la base imponibile a Iva è il corrispettivo effettivamente ricevuto dal soggetto passivo per la cessione o prestazione, corrispettivo che costituisce il valore soggettivo, ossia realmente percepito, e non un valore stimato secondo criteri oggettivi. Questo è un principio fondamentale, dal quale consegue che il fisco non può avanzare una pretesa maggiore. L'art. 80 della direttiva, consentendo in alcuni casi di considerare quale base imponibile il valore normale, introduce un'eccezione alla norma generale, da interpretare restrittivamente. Ora, poiché il predetto articolo mira a prevenire il rischio di elusione e evasione, nel caso in cui l'operazione sia effettuata per un prezzo artificiosamente basso o alto fra soggetti che godono del diritto alla detrazione, non può sussistere, in tale fase, alcun rischio del genere. Pertanto le condizioni di applicazione dell'art. 80 sono tassative, per cui la normativa nazionale non può, richiamandosi a tale disposizione, fissare il valore normale quale base imponibile nel caso in cui le parti dell'operazione abbiano diritto integrale alla detrazione. Quanto alla questione se la norma comunitaria abbia un effetto diretto, la corte ricorda che nei casi in cui le disposizioni di una direttiva appaiono, dal punto di vista sostanziale, incondizionate e sufficientemente precise, esse possono essere invocate dai singoli dinanzi ai giudici nazionali nei confronti dello stato che non le abbia recepite, ovvero le abbia recepite in modo non conforme. Di conseguenza, nelle circostanze di cui alle controversie principali, i contribuenti possono far valere direttamente le disposizioni comunitarie davanti al giudice nazionale, che disapplica la norma interna in contrasto con dette disposizioni.

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