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Contributi da tutti

del 24/04/2012
di: di Ignazio Marino
Contributi da tutti
I professionisti pensionati devono pagare i contributi, anche in forma ridotta, al proprio ente di previdenza. Per quelle casse che ancora non hanno provveduto a disciplinare questo aspetto, è scattato dal 7 gennaio 2012 l'obbligo del versamento del 50% della contribuzione ordinaria. Con il dm 14 marzo 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 94 del 21/04/2012, il ministero del lavoro ha fatto chiarezza sulla decorrenza dei termini della nuova previsione normativa già in passato al centro di diverse interpretazioni. Va ricordato, infatti, che diversi istituti di previdenza (soprattutto quelli di nuova generazione di cui al dlgs 103/96) in passato prevedevano l'esonero autorizzato dai ministeri vigilanti per i cosiddetti over 65. Tutto tranquillo fino al 2008 quando, con l'Operazione Poseidone, furono intercettati i redditi di migliaia di professionisti non coperti dai versamenti previdenziali come richiesto dalla legge Dini (l. 335/95). L'epilogo del braccio di ferro, fra chi sosteneva di non dover nulla perché autorizzato in tal senso e chi invocava l'applicazione della legge, si è avuto solo nel 2011 con la legge 111 del 15 luglio. Alle gestioni previdenziali autonome la richiesta di adeguare i regolamenti interni entro sei mesi. In caso di mancato allineamento alla nuova disciplina, dal 7 gennaio è scattato in automatico l'applicazione dell'aliquota ordinaria ridotta della metà. Va detto che ad oggi moltissimi enti di vecchia generazione (di cui al dlgs 509/94) prevedono una contribuzione ordinaria e quindi senza sconti per nessuno mentre le casse di nuova istituzione (di cui al dlgs 103/96), secondo i dati raccolti di ItaliaOggi, hanno già adottato le delibere necessarie e al massimo sono in attesa del via libera dei ministeri vigilanti. Tuttavia, proprio ieri ha fatto discutere la decisione annunciata dalla Cassa dei dottori commercialisti (che prevede ancora ad oggi contributi ordinari del 12% anche per chi continua ad esercitare dopo il pensionamento) di voler procedere al dimezzamento dell'aliquota soggettiva per gli over 65. A insorgere sono stati i giovani della categoria. «A distanza di dieci anni», lamenta l'Ungdcec, «da una riforma della nostra Cassa che non ha messo in discussione nulla degli assurdi squilibri tra contribuzione versata e trattamenti pensionistici sin lì maturati, lasciando il conto da pagare per intero ai giovani, pretendiamo quanto meno che si abbia il coraggio di chiamare le cose con il loro nome e, soprattutto, di astenersi per lo meno dal dire che lo si fa per i giovani». L'Unione giovani chiede quindi al Consiglio di amministrazione della cassa di ritirare la delibera e nel caso ciò non si verifichi propone all'assemblea dei delegati di rispedirla al mittente. «In un mondo», conclude l'Ungdcec, «come quello della previdenza, tristemente caratterizzato da molteplici diritti acquisiti vorremmo venisse acquisito, questa volta si, il diritto di formare il consenso sulla base delle idee e di punti programmatici chiaramente enunciati a coloro i quali si va a chiedere il voto. Danni ai giovani ne sono già stati fatti a sufficienza».

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