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L'Imu getta nel panico i comuni

del 21/04/2012
di: di Francesco Cerisano
L'Imu getta nel panico i comuni
I primi dati sulle stime del gettito Imu gettano nel panico i comuni. Animati dalle migliori intenzioni il ministero dell'interno e il dipartimento politiche fiscali del Mef hanno pubblicato ieri sui rispettivi siti internet (il secondo in modalità riservata ma ItaliaOggi è riuscita lo stesso a recuperare i dati dei principali comuni italiani, si veda tabella in pagina) rispettivamente il prospetto delle spettanze 2012 e il gettito Imu atteso. Ma sono bastati pochi click ai responsabili finanziari dei municipi per rendersi conto degli effetti funesti che l'Imu avrà sui bilanci 2012. E subito i centralini e i siti ministeriali sono diventati roventi, subissati da centinaia di telefonate e mail di protesta da parte degli operatori comunali. In serata anche l'Ifel, l'Istituto per la finanza locale dell'Anci, ha messo online i propri dati avvertendo che in alcuni casi possono differire da quelli ministeriali perché si tratta degli «ultimi diffusi dai ministeri competenti nel corso dell'istruttoria sull'attuazione del decreto legge n.201/2011». Insomma, un caos totale.

I conti non tornano per tutti perché i tecnici del governo Monti sembra abbiano stimato un gettito Imu maggiore di circa il 30% rispetto ai dati dei comuni. E l'hanno decurtato dal fondo di riequilibrio. Nessuno si salverà dal bagno di sangue. A Milano la maggior Imu attesa dal governo costerà a palazzo Marino un taglio secco di 78 milioni di euro. Torino perderà 68,6 milioni, Genova circa 58 milioni, Bologna 35, Firenze quasi 32, Napoli 31,5, Bari 22 milioni. Ma il vero salasso colpirà Roma. Per il Campidoglio i tecnici del Mef hanno stimato una detrazione Imu di quasi 368 milioni che avrebbe quasi azzerato i trasferimenti alla Capitale (portandoli da 722 milioni dell'anno scorso a poco più di 78 milioni) se non ci fossero stati 419,7 milioni di contributi speciali. L'unica eccezione tra i grandi comuni è Reggio Calabria per cui il Mef stima un'Imu 2012 inferiore al vecchio gettito Ici 2010 e interviene a coprire la differenza con un assegno di 973 mila euro.

Il confronto delle cifre rispetto a quelle dell'anno scorso è impietoso, anche se è bene precisare che non tutta la colpa dei tagli è da attribuire alle esagerate previsioni sul gettito Imu. Indipendentemente dal pasticcio del governo Monti, sul fondo di riequilibrio (che con il federalismo fiscale ha sostituito i vecchi trasferimenti erariali ai comuni) si sarebbe ugualmente abbattuta la falcidia lasciata in eredità da Giulio Tremonti (2,5 miliardi ma solo per i comuni soggetti al patto di stabilità) e Mario Monti (1,45 miliardi per tutti i comuni).

Ma il meccanismo compensativo ideato dal decreto Salva-Italia combinato con la sovrastima del valore complessivo dell'operazione Imu (21,4 miliardi di euro) pone ora i sindaci di fronte a un aut aut in entrambi i casi doloroso: spingere al massimo la leva fiscale (da oggi al 30 giugno, data ultima per chiudere i bilanci, o successivamente fino al 30 settembre, dead line per ritoccare le aliquote) per recuperare i tagli del governo oppure essere clementi nei confronti dei cittadini e rischiare di far sballare i bilanci. L'accordo tra enti e locali e governo sottoscritto in Conferenza stato-città il 1° marzo scorso (si veda ItaliaOggi del 2/3/2012) prevede la possibilità di rivedere la quantificazione del fondo a partire dal prossimo mese di luglio quando saranno disponibili dati più aggiornati sull'Imu e in particolare le cifre sui pagamenti dell'acconto tramite modello F24. Ma nel frattempo i comuni dovranno arrangiarsi con quello che hanno in cassa.

I soldi da recuperare rispetto al 2011, infatti, sono tantissimi. Milano l'anno scorso ha incassato dal fondo 417 milioni di euro. Per il momento ne riceverà solo 244. Torino passerà da 306 milioni a 184, Genova da 221 a 119, Venezia da 83 milioni a 55, Bologna da 124 a 57, Firenze da 133 a 68. Anche Napoli e Bari perderanno molte risorse ma entrambe porteranno a casa un po' di contributi speciali che addolciranno la pillola. In misura maggiore a Napoli dove il taglio sarà tutto sommato contenuto (da 503 milioni a 421). Di Roma si è già detto. La Capitale incasserà 498 milioni di euro solo grazie ai contributi non fiscalizzati dal federalismo. Diversamente avrebbe dichiarato bancarotta.

Ma c'è anche chi è messo peggio. Stiamo parlando dei 209 comuni che nel 2012 non riceveranno nemmeno un euro dal fondo di riequilibrio, anzi dovranno restituire parte di quanto già incassato per effetto dell'acconto pagato dal Viminale il 5 marzo scorso. Per dare un po' di ossigeno ai comuni in prospettiva dei bilanci, il ministero ha infatti riconosciuto ai sindaci un anticipo sui trasferimenti pari al 70% di quanto pagato nel 2011 (2 miliardi e 140 milioni di euro in totale). Ma per molti sindaci quei soldi saranno solo di passaggio: 143 milioni di euro dovranno essere recuperati. La mannaia si abbatterà soprattutto sui comuni turistici di Lombardia, Liguria, Toscana, Veneto, Lazio e Piemonte. Si tratta in particolar modo di enti a forte vocazione turistica per i quali il governo Monti scommette (o forse sarebbe meglio dire, auspica) ingenti introiti dall'Imu seconde case e nel frattempo taglia i contributi. La lista è lunga: Numana, Sirolo, Roccaraso, Desenzano del Garda, Sirmione, Cortina d'Ampezzo, Cernobbio, Bellagio, Rapallo, Chiavari, Cesenatico, Santa Margherita Ligure, Sanremo, Porto Cesareo, Forte dei Marmi, Pietrasanta, Basiglio, Capri, Anacapri, Cervia, Anzio, Frascati, Ladispoli, Pomezia, Fiano Romano, Riccione, Lerici, Alassio, Andora, Varazze, Loano, Pietra Ligure, Laigueglia, Spotorno, Peschiera del Garda, oltre a tutti i comuni dell'isola d'Elba. Tutti dovranno mettere mano al portafogli. Il conto più salato andrà al comune di Fiumicino: 7,8 milioni di euro.

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