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Risarcimenti? Forse

del 21/04/2012
di: di Debora Alberici
Risarcimenti? Forse
Il fisco deve annullare prontamente in autotutela un accertamento e in generale un atto impositivo illegittimo ma risarcisce il contribuente solo quando questi dimostra l'effettivo pregiudizio subito dal ritardo dell'ufficio. Insomma il danno non è in re ipsa ma va dimostrata dal cittadino la violazione delle regole di imparzialità e correttezza da parte dell'amministrazione.

Lo ha sancito la Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 6283 del 20 aprile 2012, ha respinto il ricorso di una contribuente che lamentava il ritardo dello sgravio da parte del fisco e quindi il ritardo della procedura di autotutela per l'emissione di un atto impositivo illegittimo. Con motivazioni molto interessanti la terza sezione civile ha negato a una donna che si era vista recapitare un accertamento illegittimo senza tempestivo sgravio da parte dell'ufficio, il risarcimento dei danni subiti sul fronte esistenziale e per le spese sostenute a fronte della parcella del commercialista che aveva dovuto assisterla nella causa.

Il giudice di pace le aveva dato ragione ma poi le cose erano andate diversamente in secondo grado. Il tribunale aveva rivisto la posizione del magistrato onorario sancendo illegittimità del risarcimento senza la prova concreta del danno da parte della contribuente.

A questa valutazione la Cassazione ne ha aggiunta una molto positiva per i cittadini, sostenendo che l'autotutela non è una facoltà delle Entrate bensì un dovere al quale adempiere prontamente.

La p.a. si deve infatti conformare alle regole di imparzialità e correttezza. «È evidente che le predette regole impongono alla p.a., una volta informata dell'errore in cui è incorsa, di compiere le necessarie verifiche e poi, accertato l'errore, di annullare il provvedimento riconosciuto illegittimo o, comunque, errato. Non vi è, dunque, spazio alla mera discrezionalità poiché essa verrebbe necessariamente a sconfinare nell'arbitrio, in palese contrasto con l'imparzialità, correttezza e buona amministrazione che sempre debbono informare l'attività dei funzionari pubblici». Fra l'altro, l'obbligo per il fisco di agire nel rispetto delle regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione «impone il riconoscimento in tempi ragionevoli del diritto del contribuente, anche quando, come rilevato dal tribunale, non sia previsto uno specifico termine per l'adempimento. Spetta, dunque, al giudice di merito stabilire, volta per volta e considerando la situazione concreta (per esempio: il numero di “pratiche” cui l'ufficio deve far fronte, la loro trattazione in ordine cronologico, il grado di complessità dell'accertamento ecc.) se il tempo impiegato dalla p.a. sia o meno rispettoso delle regole indicate». Ciononostante, concludono gli Ermellini, il danno del contribuente non è mai in re ipsa ma va sempre dimostrato il patimento patrimoniale e morale sofferto.

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