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Fisco, addio agli studi di settore

del 21/04/2012
di: Pagina a cura di Valerio Stroppa
Fisco, addio agli studi di settore
Addio agli studi di settore come strumento d'accertamento. Le risultanze di Gerico saranno utilizzate dal Fisco come criterio di selezione dei contribuenti, in particolare tra i soggetti non coerenti. Non più un'arma, ma un radar, quindi. Mentre per il nuovo redditometro ci sarà da aspettare ancora qualche settimana, in modo da consentire all'amministrazione finanziaria di avvalersi anche dei dati dello spesometro 2011 per calibrare meglio lo strumento, dopo che l'analisi delle comunicazioni over 25 mila euro relative al 2010 ha già dato preziose indicazioni. Parola di Luigi Magistro, direttore centrale accertamento dell'Agenzia delle entrate, intervenuto ieri a un convegno organizzato dall'università di Milano-Bicocca. «Gli studi di settore, pur essendo l'evoluzione più raffinata di parametri risalenti nel tempo, sono figli di una logica che ha caratteristiche obsolete», spiega Magistro, «per questo crediamo poco nel loro utilizzo come strumento di accertamento. Mancano di potere persuasivo». Motivo per cui l'Agenzia, come i dati del 2011 dimostrano, sta cambiando direzione. «Certi errori del passato, con rettifiche fondate solo su Gerico e poi puntualmente cassate dal giudice, non devono essere ripetuti», osserva Magistro, «già da tempo l'Agenzia ha dato indicazioni agli uffici di corroborare le presunzioni relative agli studi con altri elementi probatori a supporto della pretesa. A quel punto, tuttavia, il controllo diventa quasi più complesso che un accertamento basato su altri meccanismi. Per questo la scelta è quella di utilizzare sempre di più gli studi per finalità selettive».

E proprio alla luce di questa esperienza le Entrate vogliono fare del nuovo redditometro uno strumento di compliance, prima ancora che di repressione. «Siamo vicini alla sua completa realizzazione», sottolinea Magistro, «non sono d'accordo con chi parla di ritardi, perché si è trattato di un lavoro enorme che è stato svolto con la massima efficienza. Abbiamo voluto tener conto di un numero molto elevato di voci di spesa. Probabilmente se avessimo inserito ancora più dati sarebbe venuto ancora meglio. Uno dei motivi di questa attesa è stato anche raccogliere i dati sulle dichiarazioni dei redditi 2010, mentre tra poco andremo a valutare anche le comunicazioni relative allo spesometro che arriveranno entro il 30 aprile». Oltre, naturalmente, alle operazioni già trasmesse per l'anno 2010, che per Magistro «sono un numero superiore alle attese, parliamo di centinaia di migliaia».

Secondo Raffaello Lupi, ordinario di scienze delle finanze all'università di Roma Tor Vergata, però, «quando il reddito dichiarato dai lavoratori autonomi è risibile, o comunque non credibile, in un'ottica di ottimizzazione delle risorse appare più efficiente cercare di ricostruire il volume d'affari e le caratteristiche della sua attività, piuttosto che le spese dei familiari o gli investimenti in auto o vacanze. È necessario fondere la cultura analitico-contabile tipica delle aziende con le logiche valutative che l'amministrazione finanziaria ha sempre utilizzato».

Una riflessione, infine, sull'invio da parte degli intermediari finanziari delle movimentazioni dei clienti, dopo il parere del Garante privacy in merito al provvedimento attuativo (si veda ItaliaOggi del 19 e 20 aprile 2012). «Dal punto di vista tecnologico non sussistono problemi, sia per noi sia per le banche», chiosa il direttore centrale, «per quanto attiene al tema della riservatezza, invece, l'Agenzia sta già pensando a come adeguarsi alle indicazioni dell'Autorità garante. Di certo siamo vicini alla chiusura del cerchio. Ormai possiamo contare su circa 50 strumenti di accertamento, pochissime altre amministrazioni fiscali al mondo hanno simili poteri. Ritengo che ad oggi non ci sia più bisogno di nuove metodologie».

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