E proprio alla luce di questa esperienza le Entrate vogliono fare del nuovo redditometro uno strumento di compliance, prima ancora che di repressione. «Siamo vicini alla sua completa realizzazione», sottolinea Magistro, «non sono d'accordo con chi parla di ritardi, perché si è trattato di un lavoro enorme che è stato svolto con la massima efficienza. Abbiamo voluto tener conto di un numero molto elevato di voci di spesa. Probabilmente se avessimo inserito ancora più dati sarebbe venuto ancora meglio. Uno dei motivi di questa attesa è stato anche raccogliere i dati sulle dichiarazioni dei redditi 2010, mentre tra poco andremo a valutare anche le comunicazioni relative allo spesometro che arriveranno entro il 30 aprile». Oltre, naturalmente, alle operazioni già trasmesse per l'anno 2010, che per Magistro «sono un numero superiore alle attese, parliamo di centinaia di migliaia».
Secondo Raffaello Lupi, ordinario di scienze delle finanze all'università di Roma Tor Vergata, però, «quando il reddito dichiarato dai lavoratori autonomi è risibile, o comunque non credibile, in un'ottica di ottimizzazione delle risorse appare più efficiente cercare di ricostruire il volume d'affari e le caratteristiche della sua attività, piuttosto che le spese dei familiari o gli investimenti in auto o vacanze. È necessario fondere la cultura analitico-contabile tipica delle aziende con le logiche valutative che l'amministrazione finanziaria ha sempre utilizzato».
Una riflessione, infine, sull'invio da parte degli intermediari finanziari delle movimentazioni dei clienti, dopo il parere del Garante privacy in merito al provvedimento attuativo (si veda ItaliaOggi del 19 e 20 aprile 2012). «Dal punto di vista tecnologico non sussistono problemi, sia per noi sia per le banche», chiosa il direttore centrale, «per quanto attiene al tema della riservatezza, invece, l'Agenzia sta già pensando a come adeguarsi alle indicazioni dell'Autorità garante. Di certo siamo vicini alla chiusura del cerchio. Ormai possiamo contare su circa 50 strumenti di accertamento, pochissime altre amministrazioni fiscali al mondo hanno simili poteri. Ritengo che ad oggi non ci sia più bisogno di nuove metodologie».
