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Un freno agli incarichi extragiudiziari

del 20/04/2012
di: Simona D'Alessio
Un freno agli incarichi extragiudiziari
È tempo di riflettere sulla «opportunità di interventi correttivi» in merito agli incarichi extra-giudiziari negli apparati statali, spesso ben ricompensati, dei magistrati amministrativi, verificandone «natura, quantità, durata e remunerazione». Giancarlo Coraggio, insediatosi ieri alla presidenza del Consiglio di stato, inaugura il mandato inquadrando subito una questione delicatissima, oggetto di grande attenzione da parte della stampa, che va affrontata «dal nostro organo di autogoverno al fine di preservare non solo la sostanza della nostra indipendenza ed autorevolezza, ma anche l'immagine di esse percepita dai cittadini».

Sicuro che «il senso di responsabilità dei colleghi aiuterà a trovare equilibrate e rapide soluzioni», il vertice di palazzo Spada, che succede a Pasquale De Lise, dinanzi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al premier Mario Monti, e al ministro della giustizia Paola Severino, esprime senza reticenze critiche alla norma sulla responsabilità civile dei magistrati che il guardasigilli ha messo a punto, e presto sarà trasmessa al parlamento: viene posta in discussione, sottolinea, «l'indipendenza del giudice», laddove un'azione per «violazione manifesta della legge e del diritto comunitario costituisce un pregiudizio grave per lo svolgimento sereno e indipendente della funzione». E se, inoltre, avverte Coraggio, così come il testo è stato formulato aprirebbe la strada ad un «processo sul processo», non bisogna trascurare il pericolo di un «patologico prolungamento del contenzioso», né la possibilità di una «compromissione dei valori costituzionali»; durante l'iter del provvedimento nelle due camere, pertanto, è lecito aspettarsi modifiche che lo rendano «più rispettoso» dei principi della Carta.

Ad oggi, intanto, il giudice amministrativo è costretto a districarsi fra la «moltiplicazione, talvolta parossistica, delle regole procedimentali», e la sollecitazione a superarle, quasi fossero «inutili formalismi». Il risultato? Secondo il presidente del Consiglio di stato accade che «un eccesso di oneri formali, mentre appesantisce l'azione amministrativa, non rappresenta un argine efficace contro abusi e corruzioni» ma, addirittura, «corre il rischio di vanificare le poche regole necessarie, che andrebbero applicate con fermezza».

Parole sulla scia di quanto pronunciato, pochi minuti prima, dal capo del governo: nel nostro Paese, dice Monti, «i processi di formazione legislativa sono non coordinati, confusi, ridondanti e creano incertezza», circostanza nefasta, soprattutto in tempo di grave crisi finanziaria, perché in tal mondo si «scoraggia l'intrapresa», condizionando la competitività. Quanto, poi, al peso della burocrazia, incalza il premier, può «costituire un freno allo sviluppo e alla crescita» nazionali. Siamo dinanzi ad un nuovo corso, al centro del quale «c'è il cittadino con i suoi diritti», ecco perché secondo Monti il controllo sull'operato pubblica amministrazione deve rispondere a «efficienza, imparzialità ed economicità» evitando, chiude, «arbitrii e improprie collusioni».

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