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Co.co.co., recesso solo in casi gravi

del 19/04/2012
di: di Debora Alberici
Co.co.co., recesso solo in casi gravi
Anche i contratti di collaborazione possono garantire il lavoratore. Infatti l'azienda può recedere solo in caso di grave inadempimento che è comunque tenuta a provare. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 6039 del 18 aprile 2012, ha respinto il ricorso di una Spa condannata dalla Corte d'appello di Roma a versare a una sua ex collaboratrice oltre 348 mila euro a titolo di mensilità non corrisposte in virtù di un recesso illegittimo. Nel caso, dice espressamente la sezione lavoro, non si applicano le norme contenute nel decreto Biagi, quindi, per la soluzione della controversia bisogna pescare nel codice civile negli articoli dedicati alla risoluzione dei contratti in generale. Ebbene, gli articoli 1453 e 1455 del codice civile consentono la risoluzione per inadempimento in luogo del ricorso ad altro rimedio «sinallagmatico» purché ci si trovi in presenza di inadempimento di non scarsa importanza avuto riguardo all'interesse della parte adempiente, importanza che nel caso di specie la società ricorrente non argomenta. Fra l'altro «nei contratti a prestazioni corrispettive, qualora una delle parti adduca, a giustificazione della propria inadempienza, l'inadempimento o la mancata offerta di adempimento dell'altra, si deve procedere a una valutazione unitaria e comparativa dei comportamenti, tenendo conto soprattutto dei rapporti di causalità e proporzionalità (e non meramente cronologici) esistenti tra le prestazioni inadempiute, della loro incidenza sulla funzione economico-sociale del contratto, e quindi, degli interessi perseguiti dai contraenti».

In questo caso specifico il ricorso della grande azienda non allega né giustifica la «proporzionalità» della sua reazione rispetto agli inadempimenti della collaboratrice. Ma non basta. Il fatto che la professionista fosse stata lungamente malata e quindi assente dal posto di lavoro, secondo la Cassazione, non legittima il recesso dal contratto di collaborazione. Dunque, Piazza Cavour ha reso definitiva la condanna pronunciata a carico dell'azienda dalla Corte d'appello di Roma e in virtù della quale la spa deve versare alla ex collaboratrice, responsabile di un intero reparto, oltre 348 mila euro.

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