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Studi, associarsi conviene

del 17/04/2012
di: di Benedetta Pacelli
Studi, associarsi conviene
È nell'associazionismo il futuro e lo sviluppo del modello professionale. Non è un caso, infatti, che laddove questo schema già esiste, abbia aumentato la produttività sia in termini di qualità di servizi professionali che di percentuale di occupati. Ecco perché, secondo il rapporto Confprofessioni, dal titolo «Il lavoro negli studi professionali» e realizzato dal gruppo di ricerca di Adapt, la leva per sviluppare queste nuove forme aggregative è nel Contratto collettivo nazionale degli studi professionali». L'indagine, che ricostruisce le tendenze evolutive del lavoro nel quadro complessivo delle professioni offrendo, nello stesso tempo, un confronto tra gli ordinamenti giuridici di alcune realtà nazionali europee (Italia, Germania, Francia e Regno Unito), parte da una semplice considerazione: in tutti i paesi presi a confronto, negli ultimi anni, ci sono stati interventi per ristrutturare l'organizzazione e le funzioni degli ordini con un processo che «ha avuto il merito di avvicinare, in parte, le regolamentazioni nazionali. Ma a questo quadro nel suo complesso sfuggono le norme relative all'associazionismo dove, è proprio l'Italia a distinguersi». Qui, infatti, prevale ancora l'archetipo del singolo professionista autonomo e la forma d'impresa e l'associazione professionale/studio associato è ancora poco diffuso. Sarà anche per questo che l'Italia ha una delle produttività del lavoro più basse per i servizi professionali, con un valore aggiunto di 37 mila euro per occupato, superiore solo a Portogallo (22 mila) e Polonia (16 mila). Questa misura, che tiene conto del costo del lavoro, conferma lo scarso livello di produttività del lavoro nel settore delle professioni del Belpaese, addirittura peggiorandone l'ordinamento nella classifica internazionale e portandola all'ultimo posto fra i paesi considerati. L'Italia ha inoltre un rapporto fra produttività apparente e costo del lavoro inferiore al 100%, unico fra i paesi analizzati assieme alla Svezia, suggerendo che la produttività del lavoro non tiene il passo del costo del lavoro. Non solo perché l'indagine evidenzia anche come «il numero sproporzionalmente alto» di aziende che operano nelle attività professionali, scientifiche e tecniche in Italia rispetto agli altri paesi, «non sia accompagnato né da corrispondenti primati in termini di valore aggiunto prodotto a livello di Ue-27, né da soddisfacenti livelli di produttività». Di fronte a questo panorama dunque, dice Confprofessioni, il processo di liberalizzazioni è destinato a modificare il quadro normativo, i modelli organizzativi e le tipologie contrattuali e il Ccnl diventa lo strumento organizzativo «in grado di contemperare le esigenze di rinnovamento del mercato con le istanze dei liberi professionisti».

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