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La riforma del lavoro entra nel vivo con la discussione in commissione

del 17/04/2012
di: Simona D'Alessio
La riforma del lavoro entra nel vivo con la discussione in commissione
Riforma del lavoro nel vivo, in commissione al senato: si chiudono stamattina le audizioni, per avviare subito dopo la discussione generale e la presentazione degli emendamenti (entro il 24 aprile alle 12), in vista dell'approdo in aula il 2 maggio. Ma spunta una «grana»: secondo i tecnici di palazzo Madama, il nuovo rito processuale in materia di licenziamenti, previsto dal disegno di legge, non assicura al lavoratore «maggiori garanzie» per «bilanciare la sua posizione di maggiore debolezza sul piano sostanziale nei confronti» della parte datoriale. Il servizio studi parlamentare evidenzia le conseguenze derivanti dall'applicazione dell'articolo 19, comma 3, che dà la possibilità alla Corte d'appello di sospendere la provvisoria esecutorietà di una sentenza in materia di licenziamenti «senza prevedere un parametro differenziato», a seconda che il pronunciamento sia favorevole al lavoratore, o al datore di lavoro, a differenza di quanto prevede l'articolo 431 del codice di procedura civile. Una questione rilevante, sottolineano gli esperti, anche sul versante del reintegro, perché la giurisprudenza, sulla base delle norme vigenti, esclude la facoltà di sospendere la provvisoria esecutorietà, nel caso di una sentenza di riammissione del personale licenziato; sarebbe pertanto, si legge nel dossier, «auspicabile un'ulteriore riflessione».

Stamani, intanto, in XI commissione sarà ascoltata Marina Calderone, presidente del consiglio dell'ordine dei consulenti del lavoro, che incentrerà l'intervento su ammortizzatori sociali, contratti, lavoro a progetto e apprendistato, mettendo in luce le criticità riscontrate nel ddl: aggravio degli adempimenti burocratici per i datori di lavoro, generale aumento del contenzioso, penalizzazione per i lavoratori più deboli. Le audizioni di sindacati e organizzazioni imprenditoriali, dice a ItaliaOggi Maurizio Castro (Pdl), uno dei due relatori del provvedimento (l'altro è Tiziano Treu del Pd), lasciano intendere che «alcuni ritocchi si potrebbero apportare sul fronte della flessibilità in entrata, potenziando quella buona ed eliminando quella cattiva, il che porterà, di conseguenza, a un uso migliore dei contratti», con riferimento soprattutto alle false partite Iva e alle formule a progetto che, in realtà, nascondono veri e propri rapporti di subordinazione. «Minore spazio di manovra», invece, si prevede sulla flessibilità in uscita, rispetto al testo originario del governo.

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