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Bilanci degli enti, non si cambia

del 17/04/2012
di: di Dario Ferrara
Bilanci degli enti, non si cambia
Primo stop ai comuni ribelli che non vogliono versare i residui attivi di cassa alla tesoreria unica (re)introdotta dal governo con il decreto sulle liberalizzazioni, il dl 1/2012. È quanto emerge dal decreto n. 172/12, pubblicata dal Tar Lombardia, seconda sezione di Brescia. Non è detto, tuttavia, che le amministrazioni contrarie alla «centralizzazione» delle risorse abbiano torto: si deciderà infatti soltanto mercoledì 9 maggio, alla prima Camera di consiglio processualmente utile, se dovrà essere concessa o meno la misura cautelare per bloccare l'operatività delle disposizioni di cui all'art. 35, commi da 8 a 13, del dl 1/2012, convertito dalla legge 27/2012.

Le amministrazioni «rivoltose» del Nordest che hanno adito il giudice amministrativo dubitano della legittimità costituzionale della recente riattivazione del sistema di tesoreria unica: la disposizione incriminata impone il riversamento delle disponibilità liquide di cassa, vale a dire le risorse impegnate e non spese, dalle tesorerie comunali alle contabilità speciali aperte presso le sezioni di tesoreria provinciale dello stato. Secondo i sindaci della Valtenesi e del Garda la norma del dl liberalizzazioni è in contrasto con l'autonomia finanziaria degli enti locali (sospetta violazione degli artt. 119, commi 1 e 2, 117, comma 3, e 97 della Costituzione). Tra i comuni anti-centralisti ci sono Manerba, Moniga, Padenghe, Polpenazze e Soiano del Lago. Le amministrazioni, in sintesi, sostengono che è la Costituzione a fissare il principio dell'autonomia finanziaria degli enti locali e il decreto voluto dal governo Monti risulterebbe in contrasto con il titolo quinto parte seconda della Costituzione laddove disciplina la legislazione concorrente stato-regioni oltre che nella parte in cui disciplina il funzionamento della p.a.

Il provvedimento cautelare era richiesto per evitare il versamento della seconda tranche prevista entro il 13 aprile, dopo il primo ordinativo di accredito già effettuato presso la tesoreria provinciale, pari al 50% delle somme dovute, già effettuato entro il 29 febbraio scorso. Il punto è che sono le stesse amministrazioni ricorrenti a sottolineare che entro il 30 giugno dovranno provvedere allo smobilizzo degli investimenti già effettuati e al relativo riversamento nelle contabilità speciali. E poi la delibazione di rilevanza e non manifesta infondatezza della questione di costituzionalità deve essere svolta dal collegio quantomeno in sede cautelare ordinaria. Non sussistono, insomma, i requisiti indicati dall'art. 56 del codice del processo amministrativo per la concessione della misura cautelare monocratica richiesta dai comuni: il provvedimento non risulta infatti indilazionabile. E ciò per due motivi: il danno prospettato come imminente viene in realtà messo in relazione alla seconda rata di un versamento già effettuato e in vista dell'adempimento contabile previsto a fine giugno, lo smobilizzo degli investimenti. Si può dunque aspettare ancora qualche settimana.

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