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Edilizia, senza Dia e permessi addio detrazioni Iva sui lavori

del 17/04/2012
di: Debora Alberici
Edilizia, senza Dia e permessi addio detrazioni Iva sui lavori
Il contribuente non ha diritto alla detrazione Iva per lavori di ristrutturazione nel caso in cui l'appaltatore non abbia una struttura adeguata e non via sia la dia e la concessione edilizia. È quanto emerge dalla sentenza n. 5870 depositata dalla Corte di cassazione il 13 aprile scorso.

Dunque, la Suprema corte dopo aver ribadito la legittimità dell'accertamento induttivo a carico del ristoratore a seconda delle quantità di ingredienti acquistati, ha anche escluso la possibilità per la ditta individuale di detrarre l'Iva per lavori di ristrutturazione. Ciò perché ha operato una presunzione di falsità soggettiva delle fatture ma soprattutto di inadeguatezza dell'appaltatore alla realizzazione dei lavori. Su questi punti gli Ermellini hanno motivato che «nella giurisprudenza comunitaria è condiviso l'orientamento che subordina il diritto alla detrazione Iva all'assoluta inconsapevolezza del cessionario di partecipare a un acquisto costituente ipotesi di frode fiscale, e alla circostanza che, anche usando l'ordinaria diligenza, non avrebbe mai potuto comprendere che l'effettivo cedente non era colui che risultava nella fattura».

Non solo. Secondo la Cassazione la Ctr ha ritenuto correttamente indetraibili le fatture emesse dalle presunte ditte appaltatrici di lavori edili sulla base di riscontri obiettivi.

E cioè l'assenza di collegamento tra le fatture emesse dalla ditta, le concessioni edilizie, le comunicazioni di inizio lavori e le opere asseritamente eseguite. Poi, la mancanza di posizioni assicurative e/o previdenziali, di strutture operative e di dichiarazioni fiscali riferibili alla ditta appaltratrice, la presenza solo di una remota posizione Inail (1978), a fronte della mancanza di posizione Inps, di dichiarazioni fiscali (dal 1997), di retribuzioni corrisposte e dichiarate (dopo il 1999) e di rapporti di lavoro (negli anni 2003/2004).

Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 15 marzo, aveva chiesto di confermare l'accertamento induttivo.

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