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Le professioni contro l'Antitrust

del 29/09/2009
di: di Ignazio Marino
Le professioni contro l'Antitrust
L'Antitrust è un'organizzazione rappresentativa di interessi particolari. Chi sostiene che la gestione del rapporto di lavoro può essere svolta senza l'ausilio dei professionisti sostiene le multinazionali del cedolino che fanno certamente i propri interessi e non sono certo portatori di interessi generali. Marina Calderone, nella duplice veste di presidente del Cup (il comitato unitario delle professioni) e del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, a caldo ha preferito non commentare pubblicamente l'ultima segnalazione dell'Antitrust inviata venerdì ai presidenti delle camere e del governo (si veda ItaliaOggi del 25 settembre). Ma, viste nero su bianco le argomentazioni che portano a definire prive di senso le riserve ai consulenti del lavoro in materia di buste paga e contributi della legge 12/79, ha deciso di prendere una posizione netta. In grado di non lasciare alcun dubbio. «Anche perché», dice, «la categoria si è sempre dimostrata disponibile al confronto e all'ammodernamento dell'esercizio della professione. Dunque questa segnalazione aveva un obiettivo preciso».

Domanda. E quale sarebbe, secondo Lei, questo «obiettivo preciso»?

Risposta. Le dico solo che non ho ricevuto alcuna notifica di questa segnalazione fatta alle istituzioni. Ho appreso della notizia a mezzo stampa. E questo di per sé già qualifica la segnalazione.

D. In che senso?

R. La qualifica come un'azione politica nei confronti di una professione ordinistica e, come sappiamo, non è la prima.

D. La segnalazione sui consulenti del lavoro ha la stessa data di quella sugli avvocati. Secondo Lei, si tratta di un attacco generale al mondo ordinistico?

R. Non c'è dubbio. D'altronde, basta leggere le motivazioni per rendersene conto che si tratta di un attacco politico. Addirittura, viene riportato il testo della nostra legge in modo non fedele a giustificazione dell'intervento. Un'altra stranezza sta anche nel fatto che nei frequenti contatti sia epistolari che informali con l'Antitrust avuti nei mesi scorsi mai è stato contestato nulla sulla legge 12/79 o sulle riserve in essa contenute. Si sono soffermati su tariffe, codice deontologico, formazione continua facendo rilievi che il Consiglio nazionale ha prontamente attuato. Anche perché noi crediamo in una visione moderna della professione.

D. Quindi, si è sentita un po' come pugnalata alle spalle?

R. Immagino che sia intervenuto qualche fatto o fattore nuovo che abbia portato l'Authority ad esprimersi in modo così frettoloso.

D. Il presidente del Cnf, Guido Alpa, ha definito l'Antitrust «un'organizzazione rappresentativa di interessi». È d'accordo?

R. Difficile non essere d'accordo quando si arriva a sostenere che un'attività così complessa e delicata come la gestione del rapporto di lavoro possa essere svolta senza i professionisti. Chi sostiene questo sostiene le multinazionali del cedolino che fanno certamente i propri interessi ma non sono certo portatori di interessi generali.

D. Insomma, un attacco politico da parte di chi manifesta interessi di parte?

R. Ecco un altro esempio. Chiedamoci perché, nonostante le reiterate segnalazioni , l'Antitrust continui a non interessarsi all'inconcepibile ed ingiustificata esclusiva dei patronati in materia pensionistica. Eppure, grazie a questa posizione dominante sul mercato i patronati drenano risorse pubbliche a volontà. Anche un bimbo comprenderebbe che si tratta di un tema per alcuni scabroso da cui si rifugge.

D. Sembra molto agguerrita...

R. Agguerrita perché c'è da difendere interessi generali come sono quelli di lavoratori e datori di lavoro. Ma anche serena perché, per fortuna, la vicenda è nelle mani del parlamento composto da persone sagge, che conoscono molto bene la valenza degli ordini professionali e dei consulenti del lavoro in particolare.

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