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Confisca sull'importo in fattura

del 14/04/2012
di: di Debora Alberici
Confisca sull'importo in fattura
Stretta della Cassazione sui reati fiscali. La confisca sui beni dell'imprenditore colpisce l'interno importo della fattura falsa e non un euro in meno. È infatti presumibile che l'intera somma indicata nel documento contabile sia il profitto del reato e non un euro in meno

È quanto stabilito dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 14066 del 13 aprile 2012.

È il caso di un imprenditore di Grosseto al quale erano stati sequestrati per equivalente circa 500 mila euro. Esattamente l'importo di una fattura da lui emessa ma a fronte di un'operazione classificata dal fisco come inesistente.

Contro il provvedimento ablativo l'uomo ha presentato ricorso alla Suprema corte ma senza successo.

Ecco il punto controverso: mentre il tribunale ha ritenuto che il profitto conseguito dalla società, fosse pari all'intero importo della fattura di comodo – ritenendo non rilevante se l'effetto sulla dichiarazione fosse stato quello di creare direttamente una posta attiva, oppure una minore posta passiva –, nel ricorso, «attraverso la deduzione di violazione di legge e vizio di motivazione, si assume che, invece, il vantaggio patrimoniale derivante dal reato finanziario non coincide, semplicisticamente, con l'importo del documento fittizio esposto nella dichiarazione, ma è costituito dai risparmio fiscale che il contribuente trae dall'esposizione di quella posta passiva, e cioè dalle conseguenze della diminuzione della base imponibile e quindi dalla minor entità dell'imposta dovuta».

A questa obiezione gli Ermellini hanno risposto che «tale impostazione trascura un duplice ordine di considerazioni, non tenendo conto, da un lato, di un'altra voce del profitto tratto dall'operazione di cui sopra, e cioè quello derivante dall'evasione dell'Iva, pure oggetto di imputazione, dall'altro, e comunque, che la detrazione dalla base imponibile del costo pari all'intero importo della fattura per operazione inesistente, integra di per sé, per il contribuente, un profitto, sia pure inteso in senso lato».

Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 24 novembre, ha chiesto al collegio di legittimità di confermare il sequestro su 500 mila euro.

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