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Software tarocchi a fine corsa

del 14/04/2012
di: di Debora Alberici
Software tarocchi a fine corsa
Investigazioni delle Fiamme gialle a 360 gradi. È legittimo il sequestro probatorio dei software «tarocchi» da parte della Guardia di finanza che è autorizzata a ispezionare l'azienda nell'ambito di un'inchiesta per evasione fiscale. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con sentenza n. 14026 di ieri, ha segnato un'inversione di rotta rispetto a posizione passate.

La vicenda riguarda una società di Benevento. Durante un'ispezione delle Fiamme gialle, regolarmente autorizzata dalla procura per indagini fiscali, gli agenti si erano resi conto della presenza in azienda di software tarocchi. Per questo ne avevano disposto il sequestro probatorio. La misura cautelare era stata poi convalidata dal Tribunale delle libertà campano. Contro la decisione il giovane imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione ma senza successo. La terza sezione penale lo ha respinto motivando che anche da un'ispezione illegittima può nascere un provvedimento di custodia preventiva valido. Dunque, hanno motivato i giudici, «qualora gli ufficiali e gli agenti, nella specie della Guardia di finanza, accedano nei locali di una impresa ai fini di investigazioni concernenti la materia fiscale e tributaria, gli stessi possono compiere, di propria iniziativa, atti di perquisizione e di sequestro, ai sensi degli artt. 352 e 354 cpp, in ordine a reati di natura non fiscale o finanziaria soltanto ove, nell'ambito degli accertamenti programmati, trovino elementi dai quali emerga la flagranza di un reato diverso, escludendo la natura di legge finanziaria alla legge 633/1941 sulla tutela del diritto di autore».

La motivazione depositata ieri rappresenta un'inversione di rotta rispetto alla sentenza n. 15959 del 2006, che si limita a richiamare, in base alle necessità del caso ed in via incidentale, l'art. 2 del dlgs 68/2001, l'art. 33 dpr 600/73 e l'art. 52 dpr 633/72 con riferimento ai contenuti generali e le materie disciplinate, osservando che «avrebbero potuto giustificare esclusivamente verifiche fiscali dirette alla prevenzione e repressione delle violazioni finanziarie, escludendo poi la possibilità di procedere ad accertamenti concernenti il diritto d'autore sulla base di quanto disposto dagli artt. 33 e 35 della legge 7 gennaio 1929, n. 4, senza analizzare, quindi, la questione concernente l'espresso richiamo dell'art. 2 comma secondo, lettera m) del dlgs 68/2001 alla materia del diritto d'autore e la specifica attribuzione delle facoltà e poteri attribuite dal comma quinto attraverso un richiamo alle disposizioni di cui ai dpr 600/73 e 633/72 il quale, in quanto diretto, prescinde dalla materia da essi trattata estendendone, conseguentemente, l'ambito di efficacia». Con la sentenza di ieri gli Ermellini hanno superato l'impasse applicando un altro principio e cioè che «comunque, l'illegittimità della perquisizione non invalida il sequestro probatorio su cose che sono corpo del reato». Anche la procura generale della Suprema corte aveva chiesto la conferma della misura cautelare.

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