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Attacco all'autonomia delle Casse

del 13/04/2012
di: La Redazione
Attacco all'autonomia delle Casse
Approvato al Senato, in prima lettura, il maxiemendamento che converte in legge il decreto sulla semplificazione tributaria (dl 16/2012). L'approvazione definitiva alla Camera, ancora da mettere in calendario, stabilirebbe che le Casse di previdenza sono soggette alle stesse disposizioni in materia fiscale delle pubbliche amministrazioni. Insomma, autonomia zero in ambito di stabilità finanziaria.

Domanda. Presidente, il mondo della previdenza privata è in fibrillazione.

Risposta. Il ministro Fornero ha richiesto, in buona sostanza, la garanzia che tutte le Casse di previdenza garantiscano i loro bilanci in attivo su un arco di 50 anni e questo sta spingendo tutte le gestioni a passare al sistema contributivo. Questo non tocca l'Eppi che già applica questo sistema. Ma c'è movimento non solo in questo senso.

D. Cosa bolle in pentola?

R. È in discussione un provvedimento su cui bisogna accendere i riflettori: è già passato al Senato, con la blindatura della fiducia del governo e dunque è probabile che passi anche alla Camera. Cosa stabilisce? Chiude la partita dell'autonomia della previdenza pubblica in materia finanziaria: sostanzialmente le Finanziarie annuali si applicheranno alle amministrazioni pubbliche come alle Casse di previdenza.

D. In soldoni?

R. Ad esempio, le leggi finanziarie dal 2008 in poi sono tutte indirizzate al contenimento dei costi, rendendo complicato spendere anche un solo euro. Ovviamente il principio di utilizzare le risorse con attenzione è giusto, ma vedo all'orizzonte un clima da caccia alle streghe: tagliare gli enti con un personale sotto le 50 unità, controllare al millimetro ogni affidamento professionale. Pensi che l'Eppi ha 21 dipendenti: andrebbe chiuso, invece di valutare se funziona bene o male proprio perché ha una struttura molto agile. Poi, mi scusi, questi non erano i patti quando siamo nati.

D. Quali erano i patti?

R. Alla metà degli anni 90, l'Inps si è accorto che le promesse pensionistiche verso gli italiani erano troppo impegnative e dunque ha pensato bene di alleggerire il gravoso carico affidando a delle fondazioni di diritto privato la libera gestione del sistema previdenziale legato alle categorie professionali. Il patto era chiaro: niente soldi dallo Stato per il vostro Welfare contro un margine di autonomia per gestirlo. Insomma, rimboccatevi le maniche.

D. Oggi?

R. Oggi quest'idea sembra non piacere più. Questo cambiamento può avere anche una sua logica, solo c'è bisogno di chiarezza: le amministrazioni che sono sottoposte alle leggi della finanza pubblica non versano un solo euro di tasse e, quando sono in perdita, interviene la fiscalità generale. Le Casse di previdenza pagano tasse salate e quando abbiamo una criticità nessuno ci ripiana nessun debito.

Allora qui dobbiamo intenderci: se lo Stato rivuole le chiavi di casa della previdenza professionale lo dica chiaramente e cambiamo i nostri statuti.

D. Qual è il clima negli enti di previdenza privati?

R. Gli iscritti alle Casse di previdenza private devono intanto sapere che l'erosione dell'autonomia ha indirettamente portato il recente innalzamento della tassazione sulle rendite, con una conseguenza nefasta: le Casse di previdenza private hanno meno risorse per fornire servizi o, eventualmente, aumentare la pensione dei liberi professionisti. In secondo luogo, il clima in cui agiamo non è costruttivo.

D. Facciamo degli esempi.

R. Esiste un rischio immobilismo, perché laddove non sono chiare le direttive è meglio non prendere iniziative di spesa, e questa stasi è dannosa. Pensi che proprio l'altroieri abbiamo siglato un protocollo d'intesa con gli amici geometri, ingegneri e architetti per mettere a fattor comune le nostre qualità: ora non si capisce bene se le normative ce lo permetteranno. Poi esiste un rischio di un ipercontrollo, dato un clima di sospetto che si sta instaurando tra le Casse e gli enti controllori. Infine, l'attrazione verso la normativa pubblica nella redazione dei bilanci imporrà che gli enti di previdenza privati applicheranno regole spesso obsolete e in parte inefficaci. I cambiamenti vanno attuati con senno.

D. Cosa si aspetta?

R. Mi attendo che noi enti di previdenza con responsabilità portiamo a termine alcuni atti concreti: sto pensando a principi condivisi di redazione dei bilanci, ad un codice per gli investimenti, ad un decalogo per la valutazione degli immobili. D'altro canto vorrei una direzione chiara da parte del governo Monti: cosa dobbiamo attenderci nell'immediato futuro, noi e i nostri iscritti? Pubblici o privati? E soprattutto, per quale ragione e con quali benefici?

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