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I tributaristi: non siamo commercialisti abusivi

del 13/04/2012
di: Ignazio Marino
I tributaristi: non siamo commercialisti abusivi
La lotta dei commercialisti all'esercizio abusivo della professione non riguarda i tributaristi. Sono di questo avviso le quattro associazioni di riferimento Int, Lapet, Ancit e Ancot che leggono l'annunciata azione di contrasto del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili presieduto da Claudio Siciliotti, a seguito della sentenza 11545/2012 della Cassazione (si veda ItaliaOggi del 12/04/2012), come una sorta di caccia alle streghe. I quattro rappresentanti delle associazioni, infatti, ci tengono a precisare che i loro associati non si qualificano per quello che non sono (commercialisti) e operano nel campo della consulenza fiscale in quanto questa è libera. Spiega Roberto Falcone della Lapet, per esempio, che la pronuncia della Cassazione «non comporta alcuna preclusione a chi eserciti, con continuità ed organizzazione, attività di tenuta di contabilità e dichiarazioni fiscali, espressamente e dichiaratamente come ''tributarista'' e, dunque, per un titolo diverso dall'iscrizione all'albo degli esperti contabili, rendendo tale titolo oggettivamente palese e, quindi, senza ingenerare alcun affidamento nella clientela e nei terzi». Per Falcone eventuali segnalazioni all'autorità giudiziaria contro ipotetici casi di esercizio abusivo della professione (in applicazione del articolo 348 del codice penale) che vedano coinvolti associati alla Lapet porterebbe solo a un inutile contenzioso giudiziario con relativo spreco di energie e di tempo. Raccomanda semmai Falcone «l'importanza di evidenziare nei rapporti con la clientela la qualifica di “tributarista” facendo soprattutto sottoscrivere alla stessa apposito mandato professionale così come già da tempo pubblicato nell'area documenti del nostro sito web www.iltributarista.it». Da un'associazione ad un'altra, la musica non cambia anche in casa dell'Int. Proprio ieri l'Istituto nazionale dei tributaristi ha approvato in via definitiva il nuovo mandato per incarico professionale che l'associato dovrà fare sottoscrivere al proprio committente e controfirmare. «Un documento che chiarisce», spiega il presidente Riccardo Alemanno, «in modo ancora più preciso ed inequivocabile, quanto già da sempre noi evidenziamo ovvero di essere tributaristi e non qualcosa di simile ad altre figure professionali, delle quali rispettiamo con la massima attenzione le funzioni riservate. Rispetto che però pretendiamo per la nostra attività, orgogliosi di essere tributaristi iscritti all'Int. Credo», conclude, «che questa sia la risposta più efficace alla legittima iniziativa del presidente del Cndcec sull'esercizio abusivo della professione e sull'abuso di titolo professionale. Anche noi siamo assolutamente d'accordo sulla lotta a chi vanta abilitazioni di cui non è in possesso». Sulla stessa linea d'onda anche Luigi Pessina dell'Ancit. Che dice: «Se Siciliotti vuole fare la guerra a chi si spaccia per commercialista senza averne titolo, ben venga, appoggiamo l'iniziativa. Per quanto riguarda noi consulenti tributari Ancit, questa polemica non ci riguarda. Nessuno dei nostri associati si sogna di presentarsi abusivamente come commercialista: noi siamo consulenti tributari e come tali ci presentiamo ai nostri clienti. Tutti i documenti ufficiali, dalla carta intestata ai biglietti da visita, fa riferimento esclusivamente alla professione di consulente tributario». Non si sente toccata dalla vicenda nemmeno l'Ancot che ha fatto analizzare la sentenza sotto il punto di vista degli effetti chiarendo agli iscritti che nulla cambia rispetto al passato.

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