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I giovani ripartono con slancio

del 12/04/2012
di: La Redazione
I giovani ripartono con slancio
Il Congresso nazionale di L'Aquila, svoltosi dal 29 al 31 marzo scorsi, ha rappresentato un importante momento di crescita dell'Unione e una vera e propria vittoria dell'intero movimento su tutti i fronti.

Sul piano organizzativo e della voglia di partecipazione, con oltre 1.300 iscritti all'evento.

Sul piano del rilancio dei valori fondanti dell'associazione, da quelli dell'impegno senza riserve e senza compensi, a quelli dell'allegria e di quel pizzico di follia che cementa la voglia di stare insieme e fare gruppo.

Sul piano, infine, della coesione e dell'indipendenza, caratteristiche, queste ultime, tanto più fondamentali in un anno intensamente elettorale come questo 2012, per un'associazione che esiste da oltre quarant'anni, esisterà per ben più di altri quaranta e non pone certo episodici, per quanto importanti, accadimenti elettorali in cima ai propri traguardi e obiettivi.

Non è questo il fine e il senso di essere sindacato dell'Unione.

In continuità con la splendida esperienza, anche umana, che si sono rivelati essere gli Stati generali dell'Unione lo scorso febbraio, abbiamo detto chiaramente a L'Aquila che la nostra associazione si concentrerà anzitutto sul «cosa» e solo in seconda battuta sul «chi».

Prima le idee (per la cui formulazione l'Unione, sin dalla sua base di iscritti e presidenti locali, sta già confermandosi la fucina che ha sempre saputo essere); poi il riscontro del loro inserimento nei programmi; soltanto alla fine la valutazione delle leadership e delle squadre.

Come giovani, auspichiamo un rinnovamento nelle logiche con cui viene portata avanti la politica di categoria: quella locale, quella nazionale e quella previdenziale.

In Assemblea dei presidenti abbiamo sottolineato il nostro rifiuto netto di vuoti populismi giovanilistici e infatti il nostro invito al rinnovamento non è un autoreferenziale lancio di candidature di Unionisti al posto di chi occupa oggi i posti di vertice a Roma come in periferia; né, tanto meno, rappresenta un invito a un indifferenziato azzeramento dell'esistente, in aperta contraddizione con l'aspirazione dei giovani di vedere, anche per se stessi, valutazioni fondate sulla capacità dimostrata dai singoli, piuttosto che su criteri che non tengono affatto conto di questo fattore e fanno di tutta l'erba un fascio.

Per quanto riguarda il rinnovo degli organi della Cassa di previdenza dei dottori commercialisti, primo appuntamento elettorale in ordine di tempo, l'Unione cercherà di svolgere, seppure in modo costruttivo, un ruolo critico di opposizione alla normalizzazione di un sistema previdenziale che, a livello dell'intero sistema Paese, è tutto tranne che normale dal punto di vista delle giovani generazioni.

Non ci interessa essere né soci di maggioranza né soci di minoranza del governo di un sistema previdenziale che va rifondato nelle sue fondamenta insieme ai molti altri ambiti di questo Paese che troppo si basano sulla logica dei diritti acquisiti da alcuni a danno dei diritti acquisibili da altri.

Per quanto riguarda il rinnovo del Consiglio nazionale, secondo appuntamento elettorale in ordine di tempo, sembrerebbero profilarsi due offerte politiche alternative, l'una riconducibile al presidente nazionale uscente Claudio Siciliotti e l'altra all'attuale presidente di Roma Gerardo Longobardi.

Al primo, ci sentiamo di dire che, se, dopo lunga meditazione, ha deciso di ricandidarsi, contrariamente a quelli che erano stati gli intendimenti che aveva palesato in occasione della sua prima candidatura, è lecito attendersi da lui e da chi lo supporta la volontà di portare anche negli assetti organizzativi interni della professione quelle oggettive capacità, attenzione e ventata di freschezza che in questi anni si sono avvertite con chiarezza quasi soltanto sul fronte del modo di comunicare e di rapportarsi con l'esterno.

Solo questo, infatti, convincerebbe l'Unione della prospettiva non di una inutile replica, ma di una interessante evoluzione. Al secondo, ci sentiamo invece di dire che, se, dopo aver detto lo scorso anno, in sede di assemblea dei presidenti, che non si sarebbe candidato, ha poi riconsiderato la propria decisione quando un'altra candidatura era già sul campo, è lecito attendersi da lui e da chi lo supporta la volontà di costruire un progetto realmente innovativo nei contenuti e nelle logiche di selezione degli interpreti.

Solo questo, infatti, convincerebbe l'Unione della prospettiva non di una inutile contrapposizione, ma di una interessante alternativa.

Idem dicasi per eventuali altre candidature che dovessero concretizzarsi di qui al termine per la presentazione delle liste.Per quanto riguarda, infine, il rinnovo degli Ordini locali, ci sentiamo di dire che, oggi più che in passato, chi si presenta deve spiegare con chiarezza qual è la sua visione, al di là della soddisfazione personale della carica, posto che la mission e, in una certa qual misura, l'essenza stessa degli Ordini del futuro è destinata a essere assai diversa da quella che abbiamo sino a oggi conosciuto. Questa è la mozione elettorale che la giunta nazionale, riscontrato l'ampio gradimento della base per il discorso di apertura del presidente Eleonora Di Vona al congresso di L'Aquila e le ulteriori considerazioni sviluppatesi nel corso dell'assemblea dei presidenti che lo ha chiuso, va a formalizzare e diffondere.

L'Unione c'è e la sua forza, la sua autorevolezza e la sua indipendenza stanno nelle migliaia di iscritti che in essa credono e si riconoscono.

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