Consulenza o Preventivo Gratuito

Nero, non si scappa

del 12/04/2012
di: di Debora Alberici
Nero, non si scappa
Legittimo l'accertamento induttivo a carico della società che impiega collaboratori in nero. È irrilevante il fatto che il giudice del lavoro abbia negato, in un precedente giudizio, il rapporto di subordinazione. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con l'ordinanza n. 5731 dell'11 aprile 2012, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria presentato contro un'azienda accusata di aver impiegato due lavoratrici in nero. Anche se la società si era difesa con una tesi accolta dalla Ctr, il Tribunale aveva escluso il vincolo di subordinazione con le due donne.

La tesi dell'impresa era risultata vincente anche in primo grado. La Tp di Roma aveva infatti annullato l'atto impositivo Iva, Irpef e Irap con il quale erano stati rideterminati i ricavi della contribuente proprio fondando la sua decisione sull'esito del processo del lavoro svoltosi davanti al Tribunale di Roma e con il quale era stato negato il vincolo di subordinazione fra le lavoratrici e la società.

Contro la doppia conforme di merito l'Agenzia delle entrate ha presentato con successo ricorso in Cassazione. Nel gravame si deduce la violazione dell'articolo 39 del dpr 600 del 1973, una norma chiave in materia di accertamento induttivo, perché la Ctr, a parere del fisco, avrebbe violato tale norme «nell'annullare l'avviso di accertamento nonostante la contribuente non avesse sollevato alcuna contestazione in ordine alla presenza delle lavoratrici in nero».

Per l'accertamento fiscale, è noto, sono sufficienti presunzioni semplici. Ecco perché, ad avviso della sezione tributaria, la sentenza del giudice del lavoro non aveva avuto alcun effetto ai fini fiscali. Con il terzo motivo, anch'esso accolto, l'amministrazione ha lamentato una motivazione insufficiente da parte della Ctr della Capitale in ordine a un fatto decisivo e cioè che la sentenza non esporrebbe la ragioni in base alle quali avrebbe disatteso la specifica contestazione in ordine alla presenza delle lavoratrici, «indipendentemente dalla natura subordinata del rapporto di lavoro».

La Cassazione ha accolto con rinvio questi motivi. Sul punto in sentenza si legge che «in tema di accertamento delle imposte, l'art. 39 del dpr n. 600 del 1973 fa salva la possibilità di desumere l'esistenza di attività non dichiarate, facendo ricorso a presunzioni semplici. Ne consegue l'ammissibilità dell'accertamento induttivo del reddito, pur in presenza di scritture contabili formalmente corrette, qualora la contabilità possa essere considerata complessivamente ed essenzialmente inattendibile, in quanto confliggente con l'accertamento della presenza di forza lavoro non dichiarata».

Gli accertamenti fiscali spiccati a causa di lavoro nero nelle aziende sono già stati avallati in passato dalla Suprema corte. Anche se, mai come in questo caso, si è esplicitata l'irrilevanza della sentenza del giudice del lavoro che esclude il vincolo di subordinazione con l'azienda. Poco più di un anno fa la Cassazione ha dato il via libera a un accertamento induttivo Iva e Irap nei confronti di un'azienda che aveva sfruttato il lavoro nero. Infatti corrispondere lo stipendio non contabilizzato più che un costo è la spia di una maggior volume d'affari e quindi di maggiore produttività. «Il divieto di doppia presunzione», avevano spiegato i giudici, «attiene esclusivamente alla correlazione di una presunzione semplice con altra presunzione semplice e non può ritenersi, invece, violato nel caso, quale quello di specie, in cui da un fatto noto si risale, peraltro in funzione di una presunzione legale, seppur relativa, a un fatto ignorato».

vota