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Contante tra deroghe cash e spesometro

del 12/04/2012
di: La Redazione
Contante tra deroghe cash e spesometro
Acquisti degli stranieri, è caos adempimenti. L'utilizzo del contante risente delle nuove regole del dl semplificazioni, mentre il ricorso alle carte di credito rischia di non evitare la comunicazione per le operazioni rilevanti ai fini Iva. Al riparo solo le operazioni con modalità tracciate di importo inferiore a 3.600 euro o l'utilizzo del contante fino a 999,99 euro. Questo il quadro di riferimento attualmente esistente in forza delle diverse disposizioni normative da ultimo emanate per la forte azione di contrasto all'evasione. L'acquisto di beni di importo rilevante da parte di cittadini stranieri, non provenienti da paesi Ue o dello Spazio economico europeo, rischia di essere davvero di difficile gestione da parte degli operatori interessati. L'art. 12, comma 1, del dl n. 201/2011, modificando l'art. 49 del dlgs 231/2007, ha ridotto, tra l'altro, a 1.000 euro il limite per l'utilizzo del denaro contante, con la conseguenza che a decorrere dal 6/12/2011, non è possibile effettuare pagamenti tra soggetti diversi in un'unica soluzione in contante di importo pari o superiore a tale importo. In questo scenario, il dl. 16/2012, semplificazioni fiscali, in vigore a decorrere dal 2/3/2012, ha previsto all'art. 3, commi 1 e 2 l'esonero dalla suddetta limitazione dell'uso del contante per gli acquisti effettuati da turisti con cittadinanza extra-Ue, non residenti in Italia, presso specifici operatori quali i commercianti al minuto e i soggetti assimilati e le agenzie di viaggio e turismo. L'esonero in questione transita però per una serie di adempimenti non certamente simpatici. È necessario inviare una comunicazione preventiva all'Agenzia delle entrate secondo le modalità individuate dal provvedimento del 23 marzo 2012. Dopo di che all'atto di effettuazione dell'operazione, l'operatore deve acquisire dal cliente: la fotocopia del passaporto; un'autocertificazione ex dpr 445/2000 attestante che lo stesso non è cittadino italiano o comunitario o di uno stato appartenente allo See e che non ha la residenza in Italia. Infine, l'operatore deve anche versare il denaro incassato sul proprio c/c nel primo giorno feriale successivo all'operazione consegnando alla banca o alla Posta le fotocopie del passaporto dell'acquirente e del documento emesso (fattura / ricevuta / scontrino fiscale). Se l'operazione avviene invece con modalità tracciate, gli adempimenti in precedenza descritti non sono dovuti, fatta salva la necessità di porre attenzione ad un'altra circostanza: il superamento del limite di 3.600 euro che obbliga alla segnalazione dell'operazione rilevante. Al riguardo, si segnala che se è vero che l'adempimento in questione non deve essere effettuato in presenza di pagamenti mediante carte di credito, di debito o prepagate, è altrettanto vero che come precisato al punto 3.4 della circolare n. 24 del 2011 non rientrano in tale fattispecie di esonero le carte «emesse da operatori finanziari non residenti e senza stabile organizzazione nel territorio nazionale (pertanto, ove il pagamento venga eseguito con tali ultime carte, sussiste l'obbligo di comunicazione dell'operazione)». Ciò in quanto tali operatori finanziari stranieri non sono tenuti agli adempimenti comunicativi all'anagrafe finanziaria del fisco italiano. Al che l'incrocio delle disposizioni consente di fare il punto della situazione: se il cittadino straniero spende in contanti fino a 999,99 euro, o comunque utilizza delle modalità tracciate fino a un importo massimo di 3.600,00 euro, nessun adempimento è dovuto; se invece si utilizzano contanti per un importo compreso tra 1.000 e 3.600 euro, è necessario provvedere alla segnalazione preventiva all'agenzia delle entrate ed al monitoraggio secondo le indicazioni del dl 16/12 (dunque copia del passaporto e autocertificazione); ancora, laddove l'importo in contanti sia superiore a 3.600 euro, oltre al monitoraggio bisogna anche raccogliere le informazioni richieste dalla circolare n. 24 del 2011 per effettuare la comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva; infine, se il ricorso alle modalità tracciate avviene con carte di credito, prepagate o di debito non ricollegate ad operatori con almeno la stabile organizzazione in Italia, o comunque si utilizzano altre forme di pagamento tracciate e l'importo speso supera 3.600 euro, scatta il solo obbligo di comunicazione dell'operazione Iva.

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