Consulenza o Preventivo Gratuito

Avvocati, pensione piena con contributi parziali

del 11/04/2012
di: di Debora Alberici
Avvocati, pensione piena con contributi parziali
La Cassazione denuncia un vuoto normativo nell'ambito della legge professionale forense sulla pensione. Infatti, anche gli anni non coperti da integrale contribuzione da parte dell'avvocato concorrono comunque a formare l'anzianità contributiva, «prendendo come base il reddito sul quale è stato effettivamente pagato il contributo».

Lo ha sancito la Suprema corte che, con la sentenza n. 5672 del 10 aprile 2012, ha accolto il ricorso incidentale di un avvocato che, per un errore in parte imputabile e lui e in parte alla Cassa, aveva versato meno contributi.

In altri termini, ad avviso della sezione lavoro, «gli anni non coperti da integrale contribuzione concorrono a formare l'anzianità contributiva e vanno inseriti nel calcolo della pensione, prendendo come base il reddito sul quale è stato effettivamente pagato il contributo».

È pur vero che con questo meccanismo, ricordano gli Ermellini, si finisce di computare sia ai fini della anzianità contributiva prescritta sia ai fini della misura della pensione, anche gli anni in cui si è versato meno del dovuto e che detto minore versamento potrebbe anche non influire sull'ammontare della prestazione, andando così a scapito della Cassa, dal momento che, come detto, rileva la media dei redditi professionali più elevati di cui alle dichiarazioni dei redditi del quindicennio anteriore alla pensione.

Ma questo secondo il Collegio di legittimità è un effetto ineliminabile della mancanza, nella legge professionale, di una norma che ricolleghi alla parziale omissione contributiva l'annullamento di quanto versato, sia delle intera annualità. La vicenda riguarda un legale di Genova. L'uomo aveva versato una contribuzione parziale per quattro anni dal 1977 al 1980.

L'errore, secondo i giudici, era imputabile in parte al professionista e in parte alla Cassa. Fra l'altro l'ente non aveva negato tali errori fatti nella prima applicazione della legge 576 del 1980.

Ciò perché, ha motivato la Corte d'appello del capoluogo ligure, a fronte di una disposizione di legge che prevedeva la riscossione coattiva dei contributi, l'inerzia della Cassa, la quale, dopo averla avviata, non aveva portato a termine la procedura di riscossione, assumeva un significato più grave della semplice omessa richiesta di pagamento, perché, tenuto conto anche della esiguità dei contributi dovuti, era idonea, se non a giustificare completamente, quanto meno a concorrere con la colpevole inerzia dell'interessato. Per questo era stata affermata la corresponsabilità di ente e professionista. Ora la Cassazione ha ribaltato in parte il verdetto accogliendo il ricorso incidentale (secondo motivo) del legale.

vota