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Docenti e ricercatori Stretta sui concorsi

del 11/04/2012
di: di Benedetta Pacelli
Docenti e ricercatori Stretta sui concorsi
Arriva la nuova stretta sulle regole per il reclutamento di professori e ricercatori universitari. A un corpo accademico che tra pensionamenti, blocco del turn over e assenza di concorsi, è calato «solo» negli ultimi tre anni di oltre il 10% (dai 62 mila 768 del 2009 ai 56.179 nel 2012) arriva una nuova mannaia, contenuta nel decreto legislativo 437/12 (attuativo della nuova disciplina per la programmazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche di bilancio e di reclutamento degli atenei) che, nel chiudere la partita economica aperta dalla delega della riforma Gelmini (240/10), mette in crisi la stessa sostenibilità didattica degli atenei. E se per ora, come spiega Paolo Rossi, rappresentante del Cun, esiste un piano straordinario che permetterà a diversi atenei di fare una politica di reclutamento «magari non espansiva, ma neppure di recessione», il problema è per il prossimo futuro visto che, dati alla mano, secondo i numeri del Miur rielaborati dallo stesso componente del Cun, nel 2018 il corpo docente scenderà a 44 mila 844, quasi il 30% in meno del picco massimo avuto nel 2009. Il decreto, passato al vaglio del consiglio dei ministri e ora alla Corte dei conti prevede, infatti, la revisione del limite di spesa a cui è legata per gli atenei la possibilità di nuove assunzioni, ma lo fa con criteri piuttosto stringenti. Il calcolo delle risorse che le università potranno utilizzare per procedere a una programmazione del personale è basato su due indicatori: il rapporto tra spese di personale e entrate, voce che comprende anche le tasse studentesche, e la percentuale di indebitamento. Questo nuovo meccanismo prenderà il posto dell'attuale regola del 90% (come rapporto tra spese di personale e Fondo di finanziamento ordinario) che oggi blocca qualsiasi tipo di assunzione per quegli atenei che superano questa percentuale. L'obiettivo sarebbe quello di rendere più utile la regola, che oggi lascia campo libero a chi arriva a dedicare al personale l'89,9% dell'Ffo e paralizza chi arriva magari al 90,1%. In sostanza, però, la nuova norma allarga la base di calcolo sulle entrate certe degli atenei, non limitandosi all'assegno statale (che in alcune università ha un peso limitato nei bilanci), ma prevedendo vincoli scaglionati e più vincolanti al crescere dell'incidenza degli stipendi. Nella versione uscita dal consiglio dei ministri, comunque, spiega ancora Paolo Rossi, «il testo anziché bloccare i limiti di spesa su scaglioni determinati introduce una gradualità quindi, per tutti i valori intermedi nel rapporto tra spese ed entrate ce ne è anche uno intermedio per la cifra che si può spendere». In sostanza man mano che un'università migliora il suo rapporto spese-entrate incrementa anche la sua capacità di spesa, «il problema è che queste regole varranno solo per i prossimi tre anni non consentendo agli atenei di effettuare operazioni di un certo respiro di cui invece avrebbero bisogno». Il provvedimento è chiamato poi a gettare le basi per l'individuazione del costo standard per studente, e a fissare le regole con cui l'Anvur dovrà effettuare la valutazione ex post delle politiche messe in campo dall'ateneo per il reclutamento.

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