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Ccnl non sono tutti uguali

del 10/04/2012
di: di Manola Di Renzo
Ccnl non sono tutti uguali
L'impianto contrattuale della contrattazione Cnai è ben diverso dall'unico probabilmente conosciuto dalle altre sigle sindacali, quindi prima di poter parlare bisogna conoscerlo. Con queste parole il Cnai ribatte a un articolo pubblicato martedì scorso, 3 aprile, sul quotidiano Unione Sarda, nel quale venivano additati i Contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dal Cnai.

Per la precisione i rappresentanti locali dei due sindacati Cgil-Cisl hanno dichiarato che applicando i suddetti Ccnl, ogni lavoratore perderebbe circa il 40% delle proprie spettanze complessive.

Naturalmente il Cnai contesta integralmente quanto riportato, invitando i sindacalisti a documentarsi prima di minacciare «...iniziative atte a contrastare le situazioni denunciate», perché potrebbero risultare vane e perdenti.

Sicuramente ignorano che la retribuzione non è rappresentata dal solo trattamento economico, ma alla stessa è abbinata anche una componente di welfare che prevede l'erogazione di tutta una serie di specifiche prestazioni a favore dei lavoratori, che se venissero tradotte in termini economici, aumenterebbero la retribuzione di oltre il 50%.

In passato si è verificato qualche caso di lavoratore, senz'altro mal consigliato, che ha provato ad adire contro la contrattazione firmata dal Cnai, ma ahimè, non solo non ha avuto ragione ma è stato condannato anche al pagamento delle spese di giudizio.

I giudici del lavoro hanno spiegato che «il contratto collettivo rappresenta la principale manifestazione dell'attività sindacale ed è espressione dell'autonomia negoziale collettiva che viene riconosciuta a tutti i soggetti sindacali quale complemento necessario della libertà di organizzazione sindacale garantita dall'art.39 della Costituzione e costituisce lo strumento negoziale mediante il quale le organizzazioni sindacali operano per la realizzazione degli interessi collettivi...».

Sicuramente la polemica nasce da una concezione distorta e da un cliché di sindacati imbrigliati in vecchie logiche, incapaci di affrontare e capire i cambiamenti.

Noi del Cnai non ci stanchiamo di ripetere che le aziende di oggi sono chiamate a competere con un mercato sempre più esigente, più competitivo e globale, e nel contempo devono continuare a mantenere in equilibrio le richieste dei lavoratori con il sistema economico che le circonda. Il ruolo delle parti sociali inserito in questo contesto è fondamentale. Possono tradursi in anelli di congiunzione importantissimi nel mercato del lavoro, hanno l'opportunità di creare misure per lo sviluppo di azioni a sostegno di aziende e di lavoratori, ma è basilare capire che se si vuole rimettere in moto l'occupazione nel nostro Paese, bisogna tornare a ridare importanza alle aziende.

Il sistema deve ruotare intorno all'asse rappresentativo delle imprese e poi dei lavoratori, non da quello di certi sindacati obsoleti che rischiano di apparire totalmente fuori dalle problematiche attuali.

Leggendo ancora l'articolo riportato sull'Unione Sarda, lascia molto perplessi l'accusa al ricorso alla manodopera straniera. Eppure in Italia sono stati proprio i sindacati a volerli. Se sono lavoratori con regolare permesso di soggiorno, non vi è ragione di tanta discriminazione, soprattutto da parte dei sindacati dei lavoratori.

L'art.1 dello Statuto della Cgil nei principi costitutivi promuove la plurietnicità, attraverso la piena eguaglianza di diritti e di doveri tra i lavoratori di diverse nazionalità e culture, considerando la solidarietà attiva tra i lavoratori di tutti i paesi. Addirittura all'art.2 ispira la sua azione alla conquista di rapporti internazionali tra i popoli, e proprio un loro rappresentante dichiara in un giornale che «c'è il rischio di largo utilizzo di manodopera straniera, in particolare rumena». No comment!

Tornando al nostro ragionamento, è l'azienda che sceglie le proprie maestranze, così come sceglie da quale organizzazione farsi rappresentare e quale Ccnl applicare.

Forse il punto è un altro. Anche i lavoratori sono liberi di associarsi al sindacato che preferiscono e di conseguenza esercitare attività sindacale, tuttavia è importante ricordare che all'interno dell'azienda può essere svolta solo dai rappresentanti del sindacato firmatario del Ccnl.

Quindi tanta polemica sembra poco rivolta a tutelare il lavoratore, quanto molto più la posizione dei due sindacati che in base alle scelte aziendali rischiano di rimanere fuori. La loro azione è volta a creare turbativa e a cercare di condizionare la libertà sindacale dei lavoratori, nonostante non siano nella posizione di poter dettare condizioni o rilasciare dichiarazioni al limite del ricattatorio, perché nel comparto privato, non arrivano a rappresentare nemmeno il 5% di tutta la classe lavoratrice del paese, e se in questo 5% andiamo a cercare gli iscritti del settore turismo, è evidente che non rappresentano nessuno.

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