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Cellulari, partita aperta

del 10/04/2012
di: Luca Santi e Stefano Filippi
Cellulari, partita aperta
La richiesta di rimborso della tassa di concessione governativa sui telefonini da parte delle p.a. è ancora possibile. La privatizzazione del servizio delle telecomunicazioni ha innovato e ri-regolamentato la materia. Le modifiche apportate dalla Finanziaria 2008 sulla nota dell'art. 21 della tariffa annessa al dpr 641/72 che hanno esteso l'esenzione della tassa per le persone fisiche non udenti, hanno solamente sottolineato l'applicabilità della tassa a tutti i soggetti diversi dalle p.a. La risoluzione del.le Entrate 9/E/2012, sostiene che «il legislatore con la legge 244/2007, ha modificato la nota posta in calce al più volte citato articolo 21, prevedendo l'esenzione dalla tassa per i non udenti e ciò dimostrerebbe di ritenere applicabile la norma a seguito dell'entrata in vigore del dlgs 259/2003 (Codice delle comunicazioni elettroniche)». Sul punto non si può assolutamente essere d'accordo in quanto il legislatore avrebbe potuto modificare tout court la norma stessa togliendo ogni dubbio sulla sua reale applicabilità: ciò dimostra che la stessa non è certamente applicabile alle p.a. e, se così fosse, con una incostituzionale disparità di trattamento tra privato e p.a.

La non assoggettabilità nei confronti dei comuni e delle p.a. (si veda da ultimo ItaliaOggi Sette del 6/2/2012) in generale era stata già esplicitamente confermata da parte della Dre Lazio nella circolare n. 44461 del 17/7/2001.

Sostenere che l'uso del cellulare debba essere preceduta da una emanazione di un atto amministrativo di licenza appare anacronistico. La terminologia «tassa di concessione governative» risale agli anni 50 (dpr 112/53), norma che si inseriva in un variegato sistema di leggi che regolavano la tassazione degli atti amministrativi, ancora prima della riunificazione nel testo unico approvato con dpr 121/61. Al fine di meglio identificare la tipologia di atto amministrativo (licenza) cui la tassa si riferisce, il citato art. 21 indica i riferimenti normativi che ne costituiscono la base giuridica: «art. 318 del dpr 156/73 e art. 3 del dl. 151/91, convertito nella legge 202/91».

Quest'ultima è la norma istitutiva della specifica tassa di licenza, mentre il dpr 156/73 (codice postale), disciplinava, nel Titolo IV, i «Servizi radioelettrici » e in particolare stabiliva, all'art. 318, l'obbligo di conservare, presso ciascuna «stazione radioelettrica » la relativa «licenza di esercizio».

L'intero Titolo IV del dpr 156/73, compreso quindi il richiamato art. 318, è stato tuttavia abrogato, appunto, con decorrenza 16/9/2003, e sostituito con le corrispondenti norme contenute nel dlgs 259/2003. Il contenuto del soppresso art. 318 del vecchio Codice postale è oggi riprodotto nell'art. 160 del Codice delle comunicazioni elettroniche e detta che «Presso ogni singola stazione radioelettrica per la quale sia stata conseguita l'autorizzazione generale all'esercizio deve essere conservata l'apposita licenza rilasciata dal ministero. Per le stazioni riceventi del servizio di radiodiffusione il titolo di abbonamento tiene luogo della licenza».

L'utilizzo del telefonino non ha nulla a che fare con l'utilizzo di altre tipologie di stazioni radioelettriche utilizzate per finalità diverse dall'ordinaria comunicazione telefonica. Sul fatto poi dell'implicita abrogazione la maggioranza delle sentenze regionali ritengono gli enti locali non assoggettabili alla tassa di concessione governativa. Dello stesso avviso anche il recente documento dell'Area enti pubblici del Cndcec del 10/11/2011.

Punto fondamentale e sostenuto con forza dalle Ctr è il fatto che l'entrata in vigore del dlgs 259/03, in attuazione delle Direttive Ue, ha determinato la liberalizzazione del mercato riflettendosi anche sull'applicazione della Tassa di concessione governativa per il servizio di telefonia radiomobile. Ciò comporta l'illegittimità assoluta della tassa corrisposta successivamente all'entrata in vigore del Codice tlc.

Che occorra una presa di posizione chiara e precisa sulla corretta applicazione dell'art. 21 della Tariffa allegata al dpr 641/72 viene evidenziato anche nell'Interrogazione parlamentare 5-04538/11 che invita il governo ad approfondire la questione, anche facendo leva sul timore di dover rimborsare ai contribuenti gli importi relativi alle Tasse di concessione versate a partire dall'entrata in vigore del dlgs 259/2003.

Da ultimo la Corte di giustizia Ue non si è pronunciata in merito alla questione (Ord. 15/12/2010 causa C-492/09) additando il fatto che la tassa di concessione governativa non rientra negli ambiti di applicazione delle direttive in materia di reti e dei servizi di comunicazione elettronica (Direttive 2002/20/Ce, 2002/21/Ce, 2002/77/Ce).

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