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Crediti certificati Rischia l'impresa

del 06/04/2012
di: di Luigi Oliveri
Crediti certificati Rischia l'impresa
La certificazione dei crediti delle aziende verso le pubbliche amministrazioni nasconde insidie e rischi da ponderare piuttosto bene per evitare di incorrere in responsabilità erariali. Se è da un lato evidente per le aziende l'utilità dello strumento introdotto dal decreto fiscale (dl 16/2012) e che consente loro di ottenere dalle banche finanziamenti garantiti dall'impegno della p.a. di pagare entro una certa data un suo debito qualificato come certo, liquido ed esigibile, è anche vero che il meccanismo nel suo complesso non è esente da vischiosità e rischi.

In sostanza, l'articolo 9, comma 3-bis, del dl 185/2008, convertito in legge 2/2009 come modificato dalla legge di conversione del decreto fiscale modifica la disciplina consentendo alle aziende creditrici delle pubbliche amministrazioni di ottenere la certificazione della sussistenza del credito, ma assumendosi il rischio dell'eventuale inadempimento delle amministrazioni stesse (cosiddetto effetto della cessione del credito «pro solvendo»). Questo mettendo in mora l'amministrazione pubblica, che dunque risulta esposta, per effetto della cessione, all'aumento della spesa per interessi, nonché ad azioni giudiziali per il recupero del credito, che le banche porrebbero in essere con molti minori scrupoli rispetto alle aziende appaltatrici.

Ma, la certificazione della sussistenza di un credito non può di per sé garantire che alla data fissata per il pagamento la pubblica amministrazione riesca effettivamente a pagare.

Infatti, l'ente pubblico, se accetta di certificare il suo debito affinché venga ceduto dal creditore a una banca, molto probabilmente lo fa perché ha problemi di cassa. Altrimenti non avrebbe alcuna ragione e gli basterebbe continuare a pagare puntualmente. Dunque, la certificazione dei crediti è di per sé indice di una situazione di cassa non positiva.

In ogni caso, anche un ente senza problemi di cassa potrebbe certificare oggi, ma non poter egualmente pagare domani per responsabilità non sue.

Posto, infatti, che per effetto della certificazione del credito l'ente pubblico si impegna a pagare entro quattro mesi, nulla garantisce che a quella data le caratteristiche di certezza, liquidità e, soprattutto, esigibilità del credito, sulle quali si era basata inizialmente la certificazione, permangano. Basterebbe che l'azienda creditrice non si trovi, al momento della scadenza del pagamento, in regola col pagamento delle imposte e delle tasse (certificazione negativa di Equitalia), o col versamento dei contributi previdenziali (Durc negativo), per privare il titolo di pagamento sul quale si era basata la certificazione della caratteristica dell'esigibilità.

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