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Imu piena di incertezze

del 05/04/2012
di: di Stefano M. Perego
Imu piena di incertezze
Sebbene sia una materia sulla quale vigono tuttora notevoli dubbi e nonostante manchino ancora chiarimenti ufficiali, il dlgs del 14 marzo 2011, n. 23, c.d. «decreto sul federalismo municipale» ha previsto l'introduzione dall'anno 2014, in sostituzione dell'Ici, di una nuova «Imposta municipale propria» (Imp) la quale, assorbiva l'Irpef e le relative addizionali sui redditi fondiari, sia degli immobili che dei terreni.

L'anticipazione voluta, con decorrenza dal 1° gennaio 2012, dal governo «Monti», con il dl 201/2011 c.d. «Salva-Italia» ha lasciato più di una perplessità. Le similitudini con l'Ici, alla quale eravamo ormai abituati, sono numerose, ma vi sono comunque notevoli differenze.

Le principali differenze si sostanziano nel ritorno alla tassazione dell'abitazione principale che dall'anno 2008 ne era stata esentata, nonché in una diversa definizione di abitazione principale e l'introduzione della tassazione dei fabbricati rurali.

Con riferimento all'art. 13 della legge 214/2011 (legge di conversione del dl 23/2011) abbiamo una diversa e precisa definizione di abitazione principale sì da superare tutto il contenzioso che si era instaurato con l'Ici; innanzitutto è soggetto a tassazione un immobile «iscritto o iscrivibile» in catasto e pertanto viene rilevata qualsiasi unità immobiliare che sia ultimata e abitabile a prescindere dall'effettivo accatastamento. Novità di rilievo è che l'unità immobiliare deve essere unica, di conseguenza, ricorrendone le condizioni precedentemente descritte, conviene valutare con i propri clienti la possibilità di fondere quanto prima le eventuali unità contigue con un nuovo accatastamento, al fine di ridurne la tassazione. Un'altra novità consiste nella definizione di «abitazione principale»: viene considerato tale l'immobile in cui il possessore dimori «abitualmente» e risieda «anagraficamente»; in sostanza non si rileva più la sola dimora abituale, occorre anche la formale iscrizione all'anagrafe della popolazione residente. L'agevolazione per l'abitazione principale si estende anche alle sue pertinenze ma, per norma di legge, esclusivamente a quelle accatastate nelle categorie catastali C/6, C/2 e C/7, nella misura massima per un'unica unità immobiliare per ciascuna categoria catastale; in sostanza si richiama il contenuto del Tur (Testo unico del registro – dpr 131/1986) in merito all'acquisto agevolato della «prima casa», una sola per ciascuna categoria tra quelle enunciate in precedenza.

In riferimento alle aliquote d'imposta possiamo essere sintetici in quanto gli Enti locali, per l'anno corrente, a seguito delle numerose novità intervenute, hanno la possibilità di approvare il bilancio di previsione entro il prossimo 30 giugno (comma 16-quinquies, art. 29, dl 216/2011).

Particolare attenzione dovrà essere prestata agli immobili di interesse storico-artistico i quali, nell'attuale formulazione del decreto anticipativi dell'Imu, non usufruiscono delle stesse agevolazioni a loro riconosciute ai fini Irpef e Ici.

Mentre scrivo questo breve articolo mi è giunta voce che dovrebbe essere all'esame del prossimo Cdm l'ipotesi di determinare l'acconto dovuto al 16 giugno dell'Imu considerando le aliquote base (4 per mille per l'abitazione principale, 7,6 per mille per gli altri immobili, senza tralasciare l'aliquota del 2 per mille sui fabbricati rurali a uso strumentale) e versando la metà dell'importo annuale. Il saldo di dicembre dovrà tenere conto della possibilità riconosciuta ai Comuni di poter modificare le aliquote sino al 30 settembre anche, se in via revisionale, si può immaginare che gli Enti Locali anziché ridurle tenderanno ad aumentarle per un problema di cassa.

L'art. 13 dispone che la quota erariale sia corrisposta unitamente all'imposta municipale propria, ad oggi non è ancora chiaro se sia il contribuente a doversi fare carico di un'eventuale doppio conteggio e contestuale doppio versamento oppure siano i sistemi informatici dell'Agenzia delle entrate (Sogei) che procederanno, in base alle rendite catastali riportate in Unico, alla ripartizione dell'imposta versata tra Erario e Comune.

Altro argomento che ci interessa sono le detrazioni, ripristinate, applicabili all'abitazione principale; dall'imposta dovuta per l'abitazione principale si detraggono, fino alla concorrenza del suo ammontare, 200 euro rapportati al periodo dell'anno durante il quale l'immobile viene adibito ad abitazione principale. In sede di conversione la detrazione è stata maggiorata di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni che dimori abitualmente e vi risieda anagraficamente, indipendentemente se sia a carico o meno del possessore dell'immobile, sì da portare la detrazione all'importo massimo pari ad euro 400.

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