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Fisco, il reclamo entra a regime

del 03/04/2012
di: di Duilio Liburdi
Fisco, il reclamo entra a regime
Pienamente operativo il reclamo: per gli atti ricevuti dal contribuente a partire da ieri con un ammontare di imposte non superiore a 20 mila euro, obbligatoria, prima della eventuale impugnativa, la strada del reclamo. Che non cancella la possibilità di definizione amministrativa rappresentata dall'accertamento con adesione e che, da un punto di vista pratico, «obbliga» alla predisposizione di un ricorso. Discusso non direttamente in sede giurisdizionale ma in sede amministrativa con un ufficio ad hoc dell'agenzia delle entrate. Dopo i chiarimenti forniti con la circolare n. 9 del 19 marzo scorso, si deve considerare che gli atti attinenti alle controversie di importo non superiore a 20 mila euro ricevuti a far data da ieri sono necessariamente interessati da quanto previsto dall'articolo 17 bis del dlgs n. 546 del 1992.

Cosa fare in caso di notifica di un atto. La prima questione da affrontare, nel momento in cui viene ricevuto, ad esempio, un avviso di accertamento è verificare il valore della lite seppure ancora potenziale. La norma, come noto, prevede che soggetti a reclamo sono quegli atti relativi a controversie che, in termini di imposte, non superano i 20 mila . Il limite in questione potrebbe apparire estremamente ridotto ma non è del tutto vero. Il superamento del limite potrebbe essere tanto più probabile quanto maggiore è il numero dei tributi contestati nell'ambito di un avviso di accertamento in quanto, a seconda della rettifica dell'imponibile o della base imponibile Iva, si avranno imposte calcolate su una aliquota fissa ed altre che potrebbero variare a seconda degli scaglioni. In linea generale, però, anche da quanto emerge dai dati diffusi dall'amministrazione, gli atti astrattamente riconducibili al reclamo sono la maggioranza. Naturalmente, laddove l'atto in questione non dovesse contenere delle contestazioni riferibili ad imposte, il conteggio dell'ammontare previsto dalla legge sarà effettuato sulla base delle sanzioni. Peraltro, potrebbero verificarsi delle ipotesi in cui atti diversi ma collegati tra di loro devono seguire delle strade differenti. Si pensi, ad esempio, alle contestazioni che l'agenzia delle entrate formula in relazione alle violazioni delle disposizioni in materia di monitoraggio fiscale per la mancata compilazione, ad esempio, del quadro RW. In molti casi, tale violazione comporta la notifica di due atti, uno afferente la presunzione di fruttuosità e contenente il calcolo di imposte e l'altro la contestazione delle sanzioni. Laddove manchi l'operatività delle disposizioni contenute nell'art. 12 del dl 78/09, la presunzione in questione porta alla determinazione di imposte che, spesso, non superano il limite per il reclamo e che, dunque, possono seguire questa strada. In tale ipotesi, anche in considerazione dei tempi che la legge detta per l'esame del reclamo (90 giorni), il confronto in tale sede potrebbe influenzare le decisioni anche in relazione all'atto di contestazione delle sanzioni rispetto al quale in ogni caso, entro i termini di proposizione del ricorso si dovrà comunque effettuare una scelta tra la definizione, la presentazione di deduzioni difensive ovvero il ricorso. Le scelte possibili. Immaginando ora la notifica di un avviso di accertamento con imposte inferiori a 20 mila euro, entro il termine per la proposizione del ricorso il contribuente si troverà di fronte, di fatto, tre strade:

- fare acquiescenza ai sensi dell'art. 15 del dlgs 218/97 ottenendo, in questo caso, la riduzione delle sanzioni ad un terzo ovvero ad un sesto laddove l'avviso di accertamento non sia stato preceduto da altro atto definibile;

- proporre istanza di accertamento con adesione non perdendo, in questo caso, la possibilità successiva del reclamo;

- proporre reclamo.

L'alternatività della fase amministrativa con quella del reclamo evidenzia chiaramente come ci si muove in due settori diversi ma pone, nello stesso tempo, un problema di natura operativa e pratica. Immaginando, infatti, che l'accertamento con adesione possa non chiudersi con un accordo, si rende possibile in ogni caso ricorrere al reclamo (che potrebbe apparire di fatto una strada necessaria). Sul punto, al di là che per la proposizione del reclamo scatta comunque la sospensione prevista in materia di accertamento con adesione, la circolare dell'agenzia afferma che l'ufficio al quale è demandato l'esame del reclamo stesso dovrà acquisire la documentazione relativa al mancato accordo in adesione. Ci si deve dunque chiedere come un ufficio, pure diverso da quello che ha svolto il contraddittorio in sede di adesione, possa rettificare una precedente proposta di adesione formulata. È vero che le valutazioni del «secondo» ufficio devono essere improntate, principalmente, alla valutazione della sostenibilità del contenzioso ma è pure vero che anche il primo ufficio potrebbe avere svolto una valutazione di questo genere ritenendo di non poter scendere al di sotto di un certo livello nella proposta di adesione. Inoltre, laddove si seguisse anche in questo caso l'esempio formulato nella circolare laddove si delinea la possibilità di chiudere in sede di mediazione mai con una sanzione più bassa prevista in relazione alla definizione di un atto precedente (esempio: l'avviso bonario), l'ipotetica riduzione in sede di reclamo non potrebbe mai giungere a determinare un vantaggio in termini di sanzioni dovute rispetto alla adesione non raggiunta in via amministrativa.

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