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Dividendi, percezioni a due vie

del 31/03/2012
di: di Duilio Liburdi
Dividendi, percezioni a due vie
Sempre ancorato al momento di percezione del dividendo l'applicazione della ritenuta del 20 % per i pagamenti effettuati dal 1 gennaio 2012. Non muta, dunque, il momento rilevante per le persone fisiche di tassazione dell'utile ma, evidentemente, soltanto l'aliquota. Peraltro, l'introduzione delle nuove regole potrebbe avere generato, nel corso del 2011, l'adozione di comportamenti che, nei confronti della società, hanno rilevanza ai fini della applicazione dell'Ace. E' questa una osservazione che può derivare dalla lettura della corposa circolare dell'agenzia delle entrate n. 11 che illustra, in modo estremamente dettagliato, la nuova tassazione degli interessi e dei proventi derivanti dagli investimenti di natura finanziaria che, come noto, ha come principio di carattere generale l'unificazione dell'aliquota di tassazione nella misura del 20 %.

La tassazione dei dividendi in capo alle persone fisiche. Il trattamento dei dividendi percepiti dalle persone fisiche in relazione alle partecipazioni detenute nei soggetti Ires in termini di imposizione ai fini Irpef, si differenzia a seconda della caratura della partecipazione detenuta come identificata dalle disposizioni di cui all'art. 67 Tuir che distingue tra partecipazioni non qualificate e qualificate. Il nuovo intervento normativo riguarda, esclusivamente, i dividendi afferenti le partecipazioni non qualificate per le quali, appunto, dal 1 gennaio 2012 si passa dal 12,5 al 20%. Sul punto, la circolare dell'agenzia delle entrate ricorda come ai fini dell'applicazione della nuova aliquota si dovrà far riferimento esclusivamente alla data di incasso degli utili mentre, sempre a tali fini, non assume rilevanza la data di delibera dei dividendi. Nulla muta in relazione ai dividendi percepiti laddove correlati a partecipazioni qualificate per i quali vi è invece la concorrenza alla formazione del reddito complessivo nella misura del 49,72% del loro ammontare. Se dunque i principi esposti e rammentati dall'amministrazione finanziaria in sede di circolare sono tutto sommato semplici e riepilogano i criteri di tassazione, detti criteri devono comunque condurre a qualche riflessione ulteriore rispetto ad altre disposizioni normative ovvero a specifiche indicazioni di prassi che, seppure datate, non sono mai state superate dalla stessa amministrazione finanziaria.

Il rapporto con le disposizioni Ace. In relazione al periodo di imposta 2011 operano per le società di capitali le disposizioni in materia di aiuto alla crescita economica (Ace) le quali sono incentrate sull'incremento di patrimonio netto del medesimo periodo 2011 rispetto all'ammontare del patrimonio netto alla data del 31 dicembre 2010. La norma opera mediante una variazione in diminuzione nella dichiarazione dei redditi determinata per effetto della moltiplicazione dell'incremento patrimoniale per il coefficiente del 3%. A tale fine rilevano come incrementi anche gli accantonamenti di utili a riserva che, dunque, generano questo vantaggio in capo al soggetto partecipato. In considerazione delle modifiche sull'aliquota di tassazione dei dividendi in relazione alle partecipazioni non qualificate, potrebbe essersi verificata una distribuzione di dividendi in prossimità della chiusura del periodo di imposta 2011 proprio al fine di preservare, nei confronti dei soci non qualificati, la misura della tassazione con aliquota del 12,5%. In questo caso, dunque, sarà sterilizzata la nuova misura di tassazione in capo alle persone fisiche con un effetto negativo ai fini Ace in capo alla società che ha distribuito i dividendi in questione. L'eventuale incremento di patrimonio netto che potrebbe essersi verificato nel corso del 2011, risulterebbe sterilizzato proprio dalla distribuzione degli utili per effetto della finalità sopra evidenziata, e cioè quella di mantenere una tassazione ridotta nei confronti delle persone fisiche.

Il principio dell'incasso giuridico. La circolare dell'agenzia delle entrate afferma come il criterio di tassazione dei dividendi rimane, ovviamente, quello di cassa a nulla rilevando il momento in cui è stata deliberata la distribuzione dei dividendi stessi. Sulla questione va però rammentato come l'amministrazione finanziaria, in passato, si sia pronunciata su un principio che ha sempre rappresentato un aspetto problematico. Nella circolare n. 73 del 1994, infatti, l'amministrazione finanziaria affermò come tutti i crediti ai quali il socio rinuncia vanno portati ad aumento del costo della partecipazione, i quali, per la società non costituiscono sopravvenienze attive. Venne inoltre affermato come la rinuncia ai crediti correlati a redditi che vanno acquisiti a tassazione per cassa (quali, ad esempio, i compensi spettanti agli amministratori e gli interessi relativi a finanziamenti dei soci) presuppone l'avvenuto incasso giuridico del credito e quindi l'obbligo di sottoporre a tassazione il loro ammontare, anche mediante applicazione della ritenuta di imposta. Deve però essere ritenuto come tale principio non possa costituire un elemento assoluto rispetto al quale, evidentemente, risulterà possibile fornire prova contraria.

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