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L'assenza di tariffe blocca le gare

del 30/03/2012
di: La Redazione
L'assenza di tariffe blocca le gare
Tanta fretta per abrogare le tariffe professionali e ora il governo resta a guardare. E i professionisti, ma soprattutto gli enti pubblici, sono privi di alcun riferimento per stimare in modo oggettivo i contenuti economici delle prestazioni professionali.

Abbiamo vissuto gli ultimi sette mesi osservando gli sviluppi delle varie manovre governative che tanto si sono occupate della professioni regolamentate. Abbiamo assistito alle prove di demolizione del sistema professionale, poi al riconoscimento di un suo ruolo sociale, seguendo l'intenso lavoro del governo che ha impegnato il Parlamento in una serie di voti di fiducia. E in questo balletto era chiaro a tutti che lo «scandalo» più vistoso erano le tariffe professionali. Attenzione, quelle tariffe che erano state mandate già in soffitta da oltre cinque anni dai provvedimenti Bersani.

Malgrado questo appariva ad ogni piè sospinto lo slogan che bisognava eliminarle anzi, il termine stesso doveva sparire dal vocabolario. Il tutto con la favola di recuperare qualche punto di pil. Poco male, abbiamo detto noi periti industriali abituati da tempo a non aver mai fatto riferimento ai cosiddetti «minimi» inderogabili. Nel frattempo, per il ritardo del ministero della giustizia che dovrà stabilire i futuri parametri nel caso di liquidazione dei compensi professionali da parte di un organo giurisdizionale, sono scesi in campi i giudici prendendosi quel compito fino ad ora assolto proprio delle tariffe professionali.

Ma in questa situazione di vuoto normativo l'eliminazione dei riferimenti tariffari in materia di lavori pubblici ha innescato un processo di paralisi delle gare per l'affidamento dei servizi professionali perché le pubbliche amministrazioni si sono trovate nell'impossibilità di stimare in modo oggettivo i contenuti economici delle prestazioni poste a base d'asta. Una situazione che sta aggravando ancora di più il settore dei lavori pubblici già fortemente penalizzato dalla crisi economica e dalla carenza di risorse destinate ai servizi professionali e alle opere pubbliche. Ci siamo più volte chiesti in questi mesi come fosse possibile che nessuno si sia accorto che per quelle gare era necessario trovare un modo per stimare un importo, per evitare l'ira selvaggia della gara al massimo ribasso. Al Senato non è accaduto nulla. Del resto era troppa la voglia di dimostrare al Paese che bisognava fare in fretta, l'opinione pubblica non avrebbe capito ritardi per rettifiche che comunque sembravano (soltanto sembravano naturalmente) a favore dei professionisti. Ma c'erano anche i mercati finanziari nei quali gli speculatori godevano di ritardi ed incertezze a danno, soprattutto, della nostra economia. Alla Camera il problema è venuto in superficie, ma senza alcuna possibilità di intervenire. Per fortuna ci ha pensato un ordine del giorno presentato dall'onorevole Pierluigi Mantini e accolto dall'aula di Montecitorio che impegna il governo ad adottare misure opportune per garantire agli enti pubblici parametri per la valutazione preventiva dei servizi professionali da affidare con gara. Si tratta di un provvedimento fondamentale per i professionisti e per le pubbliche amministrazioni perché fornite certezze ai soggetti coinvolti, scongiurando il pericolo di abusi, di ribassi selvaggi a discapito della qualità della prestazioni e di errori nella definizione degli importi da mettere a base di gara. Come si vede certe cose non vengono capite subito, ma qualche volta il buon senso aiuta a rimediare. Speriamo che il governo mantenga l'impegno e predisponga al più presto un decreto che recepisca l'ordine del giorno.

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