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Accertamenti ko senza Pvc

del 29/03/2012
di: di Debora Alberici
Accertamenti ko senza Pvc
Accertamento fiscale nullo se l'amministrazione produce nel giudizio contro il contribuente solo uno stralcio del processo verbale di constatazione (Pvc) della Guardia di Finanza. L'Agenzia delle entrate non può invocare i poteri istruttori della Ctp. È quanto stabilito con l'ordinanza numero 5020 depositata il 28 marzo 2012 dalla Suprema Corte di cassazione.

La sezione tributaria del Palazzaccio ha decretato una volta per tutte la nullità di un accertamento Iva-Irap notificato a un contribuente e poi subito impugnato di fronte alla Commissione tributaria provinciale (Ctp). Ma l'amministrazione finanziaria né in primo né in secondo grado aveva prodotto per intero il processo verbale di constatazione. Per questo i giudici avevano sostenuto che il contribuente (che, a ben vedere, avrebbe potuto produrre l'atto in giudizio spontaneamente) non era stato messo in grado di difendersi perché il giudice non era stato a sua volta messo in grado di «conoscere per intero» tutti gli atti rilevanti.

Inutile la difesa imbastita dalle Entrate secondo cui la produzione di uno stralcio del Pvc sarebbe stata sufficiente e che il giudice avrebbe potuto, là dove lo avesse ritenuto necessario, acquisirlo d'ufficio.

A queste due obiezioni gli Ermellini hanno risposto che «sotto il primo profilo perché, come si è detto, il giudice di appello (se pur in precedenza facendo ultroneo riferimento alla nullità del provvedimento in ipotesi di omessa allegazione del richiamato Pvc) ha in realtà argomentato principalmente sotto il profilo della mancata integrazione dell'onere di prova incombente sull'Ufficio».

Sotto il secondo profilo perché la norma richiamata dal fisco (il comma 3 dell'art.7, nella parte in cui consentiva al giudice di ordinare d'ufficio alle parti la produzione dei documenti ritenuti necessari ai fini del decidere) risultava essere già abrogata al momento dell'adozione della sentenza impugnata di fronte alla Suprema corte. Oltre al fatto che, quand'anche ve ne fossero state le condizioni di tempo e di istanza preventiva, la domanda con la quale l'Ufficio sollecita l'esercizio dei poteri istruttori, di cui all'art. 7 del dlgs 31 dicembre 1992, n. 546, al fine di acquisire gli allegati alla dichiarazione dei redditi del contribuente, è inammissibile, sia perché si tratta di documenti già in possesso dell'amministrazione finanziaria che ha formulato la richiesta, ed è, quindi, in contrasto con l'art. 6 della legge 27 luglio 2000, n. 212, sia perché manca il presupposto, che consente di derogare al canone ordinario di distribuzione dell'onere della prova e legittima l'esercizio del potere di ufficio, costituito dall'impossibilità di una delle parti di acquisire i documenti in possesso dell'altra, sia, infine, quando, come nella specie, la predetta istanza sia formulata nel giudizio di appello, in ragione della possibilità per le parti di produrre, anche in questa sede, nuovi documenti, nel rispetto del contraddittorio, ai sensi dell'art. 58, 2 comma, del dlgs 31 dicembre 1992, n. 546.

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