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Contanti, aumentano le scartoffie

del 29/03/2012
di: di Cristina Bartelli
Contanti, aumentano le scartoffie
Deroghe al contante, aumentano le scartoffie per le banche e i rischi antiriciclaggio per i commercialisti. Non si conosce il destino delle fotocopie dei passaporti dei turisti extra Ue che pagano prodotti e servizi cash oltre i mille euro e il destino delle fotocopie degli scontrini, una volta consegnati dal commercianti allo sportello, la grana nel senso di eventuali adempimenti antiriciclaggio, obblighi e oneri di conservazione resta alla banca che però al momento è priva di disposizioni operative. Le scartoffie poi sarebbero necessarie anche per i dottori commercialisti che gestiscono le scritture contabili degli esercenti e che senza quelle fotocopie avrebbero registrato dei movimenti sospetti. La norma sulla possibilità per i commercianti di accettare pagamenti da turisti stranieri in contante, oltre la soglia dei mille euro, è inciampata, così come scritta nel dl fiscale (dl 16/2012), nella normativa antiriciclaggio e sta creando non pochi grattacapi agli operatori. Gli adempimenti scaricati su banche e contribuenti stanno, infatti, ingenerando confusione e un eccesso di burocrazia allo sportello visto che la decorrenza della disposizione è dal due marzo . Per non parlare dei rischi che potrebbero ricadere sui professionisti, completamente ignorati dalla normativa, e che tengono la contabilità dei commercianti. Insomma, la norma nata con intento di semplificazione e di agevolazione al commercio rischia di diventare un boomerang creando adempimenti e oneri burocratici in soggetti completamente estranei all'agevolazione in questioni quali ad esempio le banche o i professionisti. Potrebbero, dunque, trovare spazio correzioni proprio nella legge di conversione del dl fiscale all'esame della commissione bilancio del senato e su cui oggi si attendono gli emendamenti firmati dai due relatori al provvedimento Antonio Azzollini e Mario Baldassarri che in prima battuta prevederanno modifiche alla disciplina dell'Imu. La norma, l'articolo 3 del decreto legge 16/2012, ha previsto che per gli acquisti di servizi legati al commercio e al turismo gli stranieri extra Ue possono pagare in contanti oltre la soglia dei mille euro. I commercianti sono autorizzati alla deroga del cash se inviano un modello di adesione all'Agenzia delle entrate e dopo questo accredito il giorno seguente ogni operazione effettuata si recano in banca a versare i soldi assieme alla copia del documento di identità del cliente e la copia dello scontrino. Ma la norma, e il provvedimento attuativo dell'Agenzia delle entrate che ha fissato i tempi per il periodo transitorio che va dal 2 marzo al 10 aprile (l'articolo 3 infatti è entrato in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ed è quindi pienamente operativo) e per quello a regime, si fermano in un certo senso allo sportello. L'operazione è corretta da un punto di vista fiscale se l'operatore, all'atto dell'acquisto, ha acquisito la fotocopia del passaporto del cliente e ottiene una «autocertificazione» dal cliente in cui si attesta che non possiede la cittadinanza italiana né di uno dei paesi della Ue o dello Spazio economico europeo e che non è residente in Italia. In seguito, entro il primo giorno feriale successivo a quello dell'operazione, versa il denaro contante incassato sul proprio conto corrente e consegna all'operatore finanziario fotocopia del documento di riconoscimento del cliente e copia della fattura (o della ricevuta o dello scontrino fiscale) emessa. Le banche in questo caso non hanno obblighi di comunicazione all'agenzia delle entrate e neanche il commerciante che ha assolto l'obbligo accreditandosi e dunque cose se ne fa lo sportellista delle carte che raccoglie con il versamento del contante? Sarebbe un custode di cui però la norma non specifica le ragioni e gli obiettivi della custodia e gli eventuali adempimenti che alla custodia ne devono seguire. Infatti non si affronta il problema dei tempi di conservazione dei documenti che ad esempio ai fini antiriciclaggio debbono essere conservati per ben dieci anni e c'è il rischio, applicando la conservazione breve di cinque anni a questa documentazione, che in caso di accertamento sia possibile fare un rilievo alla banca. Altro ruolo scomodo e ignorato dalla norma è quello del commercialista, professionista che tiene la contabilità del commerciante. Anche in questo caso visto che certifica la corrispondenza delle operazioni a quanto compare in contabilità sarebbe necessario fornire copia dei documenti al professionista, ma la norma sul punto tace.

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