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Costruzioni, Iva sulle vendite senza limiti di tempo

del 28/03/2012
di: Roberto Rosati
Costruzioni, Iva sulle vendite senza limiti di tempo
Le imprese di costruzione e di ristrutturazione di immobili potranno applicare l'Iva sulle vendite di abitazioni senza limiti di tempo. L'imposta potrebbe inoltre essere reintrodotta, con un'aliquota agevolata, anche sulle locazioni di alloggi. Queste le misure che il governo sta pensando di introdurre per dare una mano al settore, cancellando le disposizioni vigenti che trasformano l'Iva, da imposta neutra, in un costo per le imprese. È quanto ha dichiarato il viceministro alle infrastrutture, Mario Ciaccia, nel corso di un convegno che si è svolto ieri a Milano.

Torna dunque a soffiare aria di controriforma per l'Iva nel comparto dell'edilizia abitativa. Un comparto profondamente inciso sei anni fa dalla manovra Visco-Bersani (dl 223/2006), che ha istituito l'attuale regime fiscale nel quale trova ampio spazio il trattamento di esenzione dall'imposta; trattamento che, diversamente da quello che si potrebbe pensare, è tutt'altro che vantaggioso, perché implica l'impossibilità per le imprese di detrarre l'Iva pagata ai propri fornitori, che così perde la caratteristica di neutralità per diventare una componente di costo, con una serie di complicazioni contabili e gestionali. Va ricordato che un primo tentativo di modificare le regole c'era stato due mesi fa, in occasione dell'adozione del decreto legge cosiddetto liberalizzazioni (dl n. 1/2012, convertito in legge proprio la scorsa settimana). Nella prima stesura del provvedimento, come testimonia anche la relazione illustrativa, figurava infatti la possibilità, per le imprese di costruzione e di ristrutturazione, di vendere le abitazioni costruite o ristrutturate in regime di imponibilità, anziché di esenzione, anche dopo la scadenza del termine di cinque anni dall'ultimazione dei lavori. Nel testo finale varato dal governo, però, le modifiche che l'art. 57 del dl 1/2012 ha apportato alle disposizioni dell'art. 10 del dpr n. 633/72 si sono rivelate di portata molto più contenuta, in quanto la possibilità di applicare l'imposta, in via opzionale, è stata limitata soltanto all'edilizia residenziale convenzionata. Al di fuori di tale particolare situazione, dunque, il trattamento di imponibilità sulle cessioni di abitazioni poste in essere dalle imprese che le hanno costruite o ristrutturare è rimasto subordinato alla circostanza che la vendita sia effettuata entro cinque anni dal termine dei lavori, mentre se effettuata dopo tale termine la vendita diventa esente, con tutte le conseguenze negative che questo comporta nel meccanismo del tributo. Unica misura di favore introdotta dal dl è la previsione di applicare separatamente l'imposta sulle vendite esenti e su quelle imponibili, in modo da circoscrivere gli effetti negativi.

La partita, però, non è chiusa. L'intervento del viceministro Ciaccia dimostra infatti che la questione è all'attenzione dell'esecutivo, che sta pensando a una revisione delle regole per dare un po' di fiato a uno dei settori trainanti dell'economia, ripristinando il regime di imponibilità sulle vendite di abitazioni da parte delle imprese di costruzione e di recupero senza alcun limite temporale, in modo da ristabilire la neutralità dell'imposta. Ma non è tutto. Secondo quanto ha dichiarato Ciaccia, il governo starebbe pensando ad una modifica delle regole anche sulle operazioni di locazione di abitazioni, che attualmente sono esenti dall'Iva con la sola eccezione delle operazioni del cosiddetto «housing sociale» (edilizia residenziale convenzionata e alloggi sociali). Anche gli affitti di abitazioni da parte delle imprese di costruzione e ristrutturazione potrebbero diventare operazioni imponibili con un'aliquota agevolata (con tutta probabilità quella del 10%, già prevista attualmente per le locazioni del comparto dell'housing sociale).

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