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Pensionati, servizi tagliati

del 27/03/2012
di: di Manola Di Renzo
Pensionati, servizi tagliati
Ogni giorno ne sentiamo delle belle, e belle si fa per dire, perché in realtà, fanno piangere.

Le riforme, le semplificazioni, le innovazioni sono tutte importanti, ma se pensate e realizzate con buon senso. Sicuramente ci sarà sempre qualche scontento e nemmeno ci si aspetta che siano in grado di raggiungere un indice di gradimento pieno, però in «medio stat virtus», invece ci troviamo di fronte ad azioni, direi quasi con cadenza giornaliera completamente sbilanciate e per di più spesso sempre dallo stesso lato.

Una delle tante, che merita comunque attenzione, è la comunicazione che in questi giorni sta arrivando ai pensionati a firma dell'Inps.

La lettera è accompagnatoria al modello Cud 2012, a un certo punto del testo, recita « la informo, inoltre, che l'Inps mette a sua disposizione tutte le informazioni che la riguardano sul sito internet (...) qualora Lei non possiede il pin, la invito ad attivarsi per il rilascio, considerato che dal mese di aprile 2012, per esigenze di risparmio, il dettaglio dei pagamenti delle rate di pensione non viene più inviato attraverso gli uffici pagatori…».

Quindi se un pensionato ha bisogno di un estratto contributivo, di informazioni sulla pensione, della stampa del modello Cud o del prospetto di dettaglio della pensione percepita, non deve recarsi presso lo sportello Inps, ma munirsi di credenziali e accedere al sito web dell'Inps per richiedere informazioni in un'area appositamente dedicata.

È apprezzabile che in un periodo così tecnologico anche l'Inps si sia adeguata, però pensiamo che ci stiamo rivolgendo ai pensionati, i quali nella grande maggioranza dei casi, oltre a non saper adoperare un computer, non lo possiedono, tantomeno sanno navigare in internet, altro dato importante: spesso vivono soli, non hanno una famiglia formata anche da giovani, a supportarli.

Così anziché creare un servizio abbiamo alimentato un disservizio. Il buon servito ai pensionati, è il buon servizio all'Inps che in una mossa sola ha eliminato code agli sportelli e operatori addetti all'utenza.

Stranamente nel nostro paese, l'apparato pubblico funziona in maniera inversamente proporzionale a quello privato, e avviene così bene che sembra quasi ci sia una logica quantistica a muovere queste forze.

Cosa cerco di dire, nella comunicazione dell'Inps è riportato «… per esigenze di risparmio…», quando un'impresa ha difficoltà economiche normalmente, per una chiara regola di mercato, riduce i costi, ottimizza le risorse, ma non taglia i prodotti o i servizi, semmai la politica che viene adottata mira all'espansione. Mentre qui non vengono ridotte le spese, vengono contratti i servizi, per di più ai pensionati.

L'eccesso di personale e i costi a carico dell'Inps sono cosa nota a tutti, i compensi percepiti dai componenti delle molteplici commissioni presenti, i compensi dell'apparato dirigenziale e del direttore generale, sono meno noti, però altrettanto esosi; chiaramente ci si è ben visti dal ridurre qualcuno di questi sprechi, o dall'aver proposto di aumentare gli orari di sportello, abbiamo saputo che in qualche provincia siciliana l'orario settimanale di sportello è di 14 ore, si è voluto invece diminuire l'assistenza al cittadino.

A causa della cattiva gestione delle strutture pubbliche, degli eccessivi oneri e della discutibile capacità di investire i contributi dei lavoratori, stiamo assistendo al processo di trasformazione di un'azienda che con una serie di tutele legalizzate, può permettersi di governare chi la finanzia.

Se a causa della crisi che stiamo vivendo, paradossalmente, dovesse aumentare il tasso di disoccupazione e di conseguenza diminuisse il monte contributi riscossi dall'Inps, sarebbe un guaio serio. I poveri pensionati vedrebbero attribuirsi una tassa anche per ricevere l'accredito della pensione.

Nell'arco di pochissimi anni, l'Inps è riuscita a caricare i professionisti di compiti e incombenze, a costo zero, a spese degli stessi, con il beneficio di ritrovarsi nel tempo una mole di lavoro svolta e svolta bene. Adesso mi chiedo, ma se i pensionati finiranno per non potersi più rivolgere all'Inps, da chi dovranno andare? Sicuramente il costo si riverserà sul settore privato..

Sempre meno cura per l'utente, ma più business per l'Istituto.

Notiamo che ogni qualvolta si intende procedere con un'azione di cambiamento si tende a infierire su fasce già deboli per natura, soprattutto economicamente deboli, incapaci di tutelarsi e di farsi tutelare. Normalmente i primi a scendere in campo su ogni minima variazione sono i sindacati, abituati a parlare a mo' di spot, a dare voce a chiacchiere fatte e rifatte, mai nessuno che invece si attiva a favore di iniziative reali, pratiche e semplici. Ricordiamo che una buona parte degli introiti dei sindacati arrivano dalle tessere dei pensionati, almeno per questo, meriterebbero un po' più di attenzione. Ma il pensionato rappresenta il lavoratore passivo, non ha poteri e nemmeno un gran reddito, non versa più i contributi, fa notizia solo quando si parla di riforme del sistema pensionistico. Inoltre, il sindacato continua a riscuotere i contributi associativi sfruttando le procedure Inps, diciamo pure a costo zero, cioè riconoscendo all'Istituto un costo talmente ridicolo che praticamente il servizio esce fuori gratis. Immaginiamo tutto il lavoro che l'Inps deve effettuare per l'attività di riscossione a favore dei sindacati, agli aggiornamenti delle procedure, ai controlli e alla contabilizzazione, e quindi a quanto paghiamo tutti noi per un lavoro a favore di un ente privato, e poi cosa accade? Che per esigenze di risparmio a farne le spese sono i pensionati.

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